Ponterosso, negozi finiti in prigione

Il rumore delle ruspe e dei martelli pneumatici, una serie continua di scavi ravvicinati, materiale accatastato un po’ ovunque e soprattutto una lunga fila di transenne che hanno trasformato metà della piazza in un’autentica gabbia. È caos nel cuore del Borgo Teresiano, precisamente sul lato della fontana di piazza Ponterosso, dove sono in corso i lavori di sostituzione delle condotte di gas, acqua ed elettricità. Il cantiere si estende lungo via Roma per una cinquantina di metri, da via Bellini fino all’incrocio con via Genova, e occupa tutta la superficie interna riservata ai pedoni, che per transitare da un lato all’altro della piazza, sono costretti ad aggirare l’area transennata e ad usufruire di due piccoli passaggi creati ai lati, larghi poco più di un metro, uno dei quali si trova a ridosso del Canale, con tutti i rischi e le difficoltà del caso, soprattutto per gli anziani.
Gli scavi, iniziati a febbraio, dovevano concludersi nel giro di poche settimane ma, anche a causa del maltempo, si stanno prolungando oltre i tempi previsti: cosa questa che sta creando tutta una serie di disagi agli operatori dello storico mercato, temporaneamente spostati sull’altro lato della piazza, con la conseguente perdita di una cinquantina di parcheggi a pagamento per tutta la mattinata e fino al primo pomeriggio, ma che soprattutto sta mandando su tutte le furie i commercianti della zona. «Non comprendiamo la logica di questi scavi, ci sono buchi ovunque e soprattutto si lavora troppo a rilento - sbotta Marina, che da 30 anni gestisce il Caffè di via Bellini -. Le persone non riescono a passare, fanno fatica ad attraversare la piazza e rischiano di farsi male». Davvero paradossale la storia di Moreno Belletti che a febbraio ha inaugurato il ristorante “Gustò” in piazza Ponterosso e dopo una settimana si è ritrovato il cantiere davanti all’ingresso. «Ci sentiamo ingabbiati e letteralmente tagliati fuori da questi lavori che dovevano essere già conclusi - dichiara Belletti -. Si cerca di fare le cose per bene, con grandi sacrifici ed investimenti e poi ci si trova in questa situazione che ci comporta un calo pesante degli introiti». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Ursic, titolare del Red Bridge Cafè di via Genova, secondo cui «la crisi economica sommata a questi disagi forma un mix micidiale per tutti i commercianti: si vive nella speranza di veder finalmente riqualificata questa piazza, ma tutto procede troppo lentamente».
Come detto, il malumore regna anche tra gli operatori del mercato, “sfrattati” momentaneamente dalla storica sede originale. Per Sandro, che da 15 anni porta avanti il suo punto vendita di salumi e formaggi, «si lavora in emergenza, visto che da questa parte della piazza mancano gli ancoraggi a terra e poi il sole alto fin dal mattino rischia di rovinare i prodotti». Secondo Wanda invece «le cose bisogna farle con criterio, iniziarle e portarle a termine, non a casaccio come accade sempre in questa città». Antonio, con la sua azienda di frutta e verdura, arriva da Codroipo: «I disagi ci sono e la nostra posizione è penalizzante rispetto a prima, anche se va detto che l’amministrazione comunale ci è venuta incontro riguardo al paventato trasferimento del mercato in piazza Vittorio Veneto». Sulla questione prova a mettere ordine l’assessore comunale ai lavori pubblici Andrea Dapretto: «Quando si fanno interventi di questo tipo è inevitabile passare attraverso le “forche caudine” degli scavi e dei relativi disagi, ma tutto questo poi porta a un risultato apprezzabile di una città che si presenta più piacevole e più vivibile nell’interesse di tutti i triestini - precisa Dapretto -. Credo comunque che, al di là di qualche inconveniente dovuto al maltempo, siamo in linea con i tempi previsti per la realizzazione dei sottoservizi. Il problema vero invece riguarda l’intervento complessivo di riqualificazione, del quale ad oggi non abbiamo certezze sui tempi esatti di esecuzione, a causa dei paletti posti dal Patto di stabilità».
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