Pool italo-francese vuole investire su Porto Vecchio

Capofila è un istituto bancario d’Oltralpe, ma ci sono anche imprenditori nazionali
Una banca francese alla quale si sono associati alcuni imprenditori italiani vuole l’intero Porto Vecchio di Trieste per riqualificarlo e avviarvi un’ampia gamma di attività. Si prospettano problemi di abbondanza sul più ampio fronte di investimenti che sta per aprirsi in città. Le manifestazioni di interesse presentate all’Autorità portuale per insediamenti anche nell’ambito della cosiddetta «portualità allargata» resi possibili dall’adozione della nuova variante al Piano regolatore che ha superato tutti i passaggi formali, sono già una decina. Vengono da mezza Europa e in particolare, oltre che dall’Italia e dalla Francia, anche dall’Olanda e dall’Inghilterra.


Le società proprietarie dei porti turistici inglesi che hanno sede nel Kent, supportate da un pool di investitori del regno Unito, hanno chiesto di realizzare alcuni porticcioli nautici affiancati da bar, ristoranti e negozi e soprattutto da piccoli cantieri per le riparazioni e il rimessaggio delle imbarcazioni. Ma altre richieste riguardano insediamenti di cantieri di un certo rilievo dove si dovrebbero costruire imbarcazioni da diporto medio-grandi.


Bisogna quasi estorcere le anticipazioni a Luigi Rovelli, amministratore delegato della Portovecchio, la società rilanciata dall’Authority, che è incaricata di raccogliere le candidature, poiché l’istruttoria è in pieno svolgimento e ancora lontana dall’essere conclusa. Altre richieste, la cui compatibilità con le destinazioni d’uso dell’area è evidentemente da verificare, riguardano il mondo dello spettacolo e della moda e identificano in particolare l’utilizzo di magazzini come teatri di posa per riprese cinematografiche e laboratori per il mondo delle creazioni artistiche e delle sfilate in passerella.


Claudio Boniciolli, presidente dell’Autorità portuale, conferma questo quadro generale oltre al fatto che la richiesta più forte ha come punta avanzata un istituto di credito transalpino. «Questa proposta non comprende proprio l’intero Porto Vecchio - specifica - ma numerosi magazzini e aree sparsi dappertutto. Nostra intenzione però - specifica - è di non privilegiare un concessionario unico, ma di favorire più insediamenti da parte di soggetti diversi».


Di questa manovra monopolista sul Porto Vecchio è a conoscenza anche il sindaco Roberto Dipiazza il che da un lato lo fa gioire visto il forte afflusso di capitali che un investitore straniero sarebbe disposto a far confluire su Trieste. «Per capire se è opportuno dare una sola o più concessioni - aggiunge però - dovremo confrontarci con il presidente Boniciolli e con il governatore Illy».


In realtà queste dieci manifestazioni di interesse sono state raccolte senza alcuna pubblicizzazione internazionale dell’area che proprio adesso è sulla rampa di lancio. L’Autorità portuale e la Portovecchio hanno ora in calendario la partecipazione a cinque importanti fiere immobiliari dove contano di raccogliere altre adesioni, magari di maggior peso. E l’esordio in questo tipo di rassegne avverrà a breve, il 2 e il 3 ottobre a Lisbona, per procedere già la settimana successiva, il 9 e il 10 a Monaco di Baviera. Poi il Porto Vecchio di Trieste sarà pubblicizzato vicino a casa, a Venezia, nel mese di novembre. Ultimi due appuntamenti nella primavera prossima: in marzo a Cannes e in maggio a Milano.


Probabilmente solo a quel punto si tireranno le fila e si avrà il quadro completo di tutte le manifestazioni d’interesse e sarà l’ora di formalizzare le concessioni. L’area complessiva è di oltre 700 mila metri quadrati e in base alla variante redatta dall’ingegner Ondina Barduzzi la cubatura degli edifici (un milione di metri cubi) potrà essere aumentata di altri 200 mila con nuove realizzazioni. I tempi previsti per la riqualificazione totale sono di almeno 15 anni con una spesa che si aggirerà tra i 600 milioni e il miliardo di euro. Sono previsti anche parcheggi per novemila automobili e una nuova strada d’accesso da Barcola.


Dalle nuove concessioni sono esclusi oltre all’Adriaterminal, dove per il momento continuano le operazioni portuali, i primi cinque magazzini che Evergreen ha ottenuto per novant’anni e dove dovrebbero sorgere la sede di Italia Marittima, l’ex Lloyd Triestino e la centrale di Evergreen per il Mediterraneo, oltre a negozi e a una foresteria. Discorso a sè lo fa anche il Molo Quarto dov’è stato realizzato il nuovo terminal traghetti veloci (che però mancano) compresa una stazione passeggeri che potrà ospitare anche convegni e mostre e che verrà inaugurata venerdì. Infine, nell’area verso Barcola (da vedere se sarà compreso o meno il terrapieno che è inquinato) dovrebbe trovare spazio la nuova Fiera di Trieste. «A breve - ha annunciato Rovelli - avrò un incontro con il presidente della Fiera, Fulvio Bronzi, per esaminare la questione».


Ma le mire degli investitori stranieri non si fermano alla parte vecchia dello scalo. «I coreani insistono per sbarcare a Trieste e sembrano particolarmente decisi - ha ammesso ieri Boniciolli - subito dopo la Barcolana saremo con una delegazione dell’Authority a Seul». La Corea è intenzionata a realizzare in project financing la nuova Piattaforma logistica e gli esponenti del mondo bancario e finanziario sudcoreano che hanno visitato già per due volte il porto di Trieste assieme ad operatori asiatici della logistica si sono detti pronti a sborsare i 200 milioni di euro necessari a completare il piano dei finanziamenti per la realizzazione dell’opera.


Lo stesso governo di Seul ha già aperto un’istruttoria per valutare l’opportunità di investire forte su Trieste, ottenendo in cambio la concessione per numerosi anni di queste nuove strutture che sorgeranno tra lo Scalo legnami e la Ferriera di Servola.

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