«Porto e industrie deturpano, servono più vincoli al Lisert»

Procedere con una Valutazione di impatto sanitario (Vis) per chiarire gli aspetti presenti e futuri di ricaduta degli effetti delle emissioni inquinanti sulla popolazione dell’attività portuale proposta assieme a tutte le altre fonti di inquinamento che gravano nell’area monfalconese. Non basta, che sulla scorta del parere negativo del ministero dell’Ambiente alla Via del 2017 relativo alla possibile costruzione nell’area portuale di un impianto di rigassificazione di Gas naturale liquido (Smart Gas, progetto mai decollato) si rivedano le superfici a mare di progetto nel contesto geomorfologico fragile e già densamente infrastrutturato a livello industriale del Golfo di Panzano. Dopo il gruppo di ambientalisti di Duino Aurisina che hanno dato parere contrario al piano di sviluppo del porto che dovrebbe essere classificato, secondo loro, come porto secondario ci si mette pure il consigliere di minoranza dei Cinquestelle, Gualtiero Pin.

Anche i Cinquestelle hanno fatto le loro osservazioni chiedendo pure alla Soprintendenza di includere nel vincolo paesaggistico e monumentale dell’area della fonte termale, del canale Est-Ovest e delle zone circostanti. Insomma stop a qualsiasi sviluppo industriale o portuale che sta occupando un posto al Lisert che dovrebbe essere del tutto naturale. Pin insiste sul fatto che la zona a cui fa capo il perimetro del Piano Regolatore del Porto di Monfalcone appartiene al sito di «Lacus Timavi, luogo oggi in parte occupato anche dall’area industriale di Monfalcone». Che invece, piuttosto che occupare il suolo con capannoni e realtà industriali che danno lavoro a migliaia di persone, dovrebbe lasciare il posto alla Moretta Tabaccata e al Grillo Zaunerino.

Il consigliere ricorda che ai fini della salvaguardia e della tutela del paesaggio nel luogo dove sgorga la fonte termale, tra via Timavo e il canale Est-Ovest è presente «solo un vincolo di tipo puntuale sull’edificio e sulle presenze archeologiche di epoca romana accanto al fabbricato». Mentre sino alla distanza di mille metri dalla fonte, dallo stabilimento termale e dal lacerto della collina (ex Isola di sant’Antonio, dove è presente un altro ramo della fonte termale) «non è vigente nessun vincolo di tipo monumentale, ambientale e paesaggistico o quant’altro che non permetta il deturpamento continuo dell’area del Lisert dei Bagni di Monfalcone in parte utilizzata e ormai satura da edifici industriali (Industrie Cimolai, attività portuali». Basta deturpamenti dunque, deve tornare tutto come nell’antico, ma allora bisognerebbe pure riportare il mare dove ora ci sono le casse di colmata che si sono rinaturalizzate copn tanto di flora e fauna a causa del mancato utilizzo portuale e industriale per il quale erano state realizzate. Pin comunque non si capacita e «stante le criticità di questa parte del territorio» accusa il comune per «l’insufficiente l’adesione di questa zona alle politiche di salvaguardia e di tutela promosse dal Piano paesaggistico regionale». —

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