Porto Vecchio, Maltauro: «Aperti alle collaborazioni»
Pronti anche a parlare di acquari. In allerta l’Associazione porto franco

«L’idea generale rimane quella di una cittadella soprattutto per il turismo nautico, ma saremo estremamente elastici, pronti a raccogliere qualsiasi suggerimento per correzioni e integrazioni rispetto a quanto previsto nei primi elaborati». Una ventina di ore dopo il voto del Comitato portuale che ha dato il via libera per la concessione del Porto Vecchio alla cordata Maltauro - Rizzani de Eccher supportata da Banca infrastrutture innovazione e sviluppo (Gruppo Intesa-San Paolo) e da Sinloc (Sistema iniziative locali spa), Enrico Maltauro, amministratore delegato della holding capofila, apre le porte a tutti. «Ora - ha annunciato ieri - incomincia la fase di negoziazione che intendiamo condurre a 360 gradi anche se i nostri due principali interlocutori saranno l’Autorità portuale da un lato e il mercato dall’altro. Intendiamo infatti procedere nel pieno rispetto del quadro tracciato dall’Authority, ma calibrando i nostri interventi verso quelle che si manifesteranno come le più avanzate esigenze di mercato».
Il Gruppo Maltauro che ha sede a Vicenza riunisce società finanziarie e industriali del settore delle costruzioni. È attivo in grandi lavori di ingegneria civile, industriale e infrastrutturale ed è in Italia tra le prime trenta imprese generali per fatturato, numero di dipendenti e portafoglio ordini. «In Porto Vecchio - specifica Enrico Maltauro - non opereremo solo come costruttori, bensì come sviluppatori globali di un’area di eccezionale prestigio in un momento storico irripetibile. Il fatto di impegnarci in un progetto a medio-lunga scadenza (una quindicina d’anni per vedere tutto realizzato) in un certo senso anche ci favorisce perché sposta gli investimenti a un periodo in cui la crisi internazionale sarà ben che esaurita».
Da Maltauro anche la conferma che gli investimenti complessivi sfioreranno il miliardo e mezzo di euro, ma che le strutture una volta avviate dovranno autosostentarsi economicamente. Nelle linee generali si prevede la realizzazione di ben tre porti nautici in grado di ospitare complessivamente un mezzo migliaio di barche e megayacht. «Comunque vogliamo confrontarci anche con Regione, Comune e Provincia - ha annunciato l’ad del Gruppo - anche per venire incontro a esigenze o piani di sviluppo particolari. Per esempio, sebbene non l’abbiamio previsto in prima battuta, in Porto Vecchio può starci benissimo un megaacquario o un Parco del mare. E poi, certo siamo apertissimi anche a sentire proposte di collaborazione che dovessero venire da Save e da Zamparini».
La società che gestisce l’aeroporto di Venezia e quella costituita ad hoc dal presidente del Palermo calcio sono le due grandi sconfitte nella corsa per il Porto Vecchio. Ma lo stesso sindaco Roberto Dipiazza, subito dopo il verdetto ha auspicato che in qualche modo avvenga anche un loro recupero. Del resto gli spazi sono enormi, ben 529 mila metri quadrati e oltre ai bacini, ai piazzali e alle aree scoperte, vi sono inclusi ben 67 edifici tra i quali molti grandi silos storici.
C’è un ”ma” che ancora pesa su tutta l’operazione. «Il progetto non può prescindere - afferma Enrico Maltauro - dallo spostamento del Punto franco. È impensabile infatti che per accedere a questa zona riqualificata e di prestigio sia necessario passare dei varchi e esibire i documenti. Ma del resto la variante stessa è stata pensata in questo senso, per cui confidiamo che il problema venga risolto entro il 2010 allorché è sperabile che si possano già aprire i primi cantieri».
«Se il progetto di Maltauro-Rizzani da Eccher - ha frattanto annunciato Gianfranco Gambassini a nome dell’Associazione porto franco internazionale - prevederà attività tali da svisare, contrastare, divellere la figura del Porto Franco sarà oggetto di impugnativa nelle sedi giuridiche competenti».
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