Porto Vecchio, parte il Polo museale

Includerà una struttura sulla storia dello scalo, il pontone Ursus e un sottomarino
Se l’unico cantiere già oggi in piena attività in Porto Vecchio è quello che interessa il Magazzino 26, il più grande antico silos d’Europa, anche l’area contigua in direzione di Barcola è destinata a movimentarsi in breve tempo perché incominceranno i lavori di sistemazione di quello che sarà un ampio Polo museale e che conterrà anche altri segmenti formativi e potrà ospitare attività scientifiche e di ricerca. «Tra alcuni mesi - annuncia Martino Conticelli, segretario generale dell’Autorità portuale - partiranno i lavori di riqualificazione esterna dell’antica centrale idrodinamica». Si tratta di un gioiello di archeologia industriale unico in Europa e che costituirà il fulcro di un’area museale che sarà completata, come annuncia lo stesso Conticelli, oltre che da un Museo marittimo-portuale, anche dal pontone Ursus, enorme gru galleggiante, e da un sottomarino che l’Authority avrebbe intenzione di far trasportare a Trieste e che già di per sè potrà costituire una forte attrattiva per cittadini e turisti.


Un protocollo d’intesa per il recupero storico della centrale è stato siglato nell’ottobre scorso tra Ministero dei beni culturali, Regione e Autorità portuale e prevede un investimento di cinque milioni con i quali ristrutturare dapprima gli esterni e poi gli interni. Un finanziamento della Regione permetterà di partire già tra qualche mese. Si è successivamente deciso di recuperare anche la vicina sottostazione elettrica, non meno suggestiva dal punto di vista dell’archeologia industriale, con i comandi a vista suddivisi su due piani e che pure è rimasta in funzione fino a pochi anni fa. Per questi lavori l’Autorità portuale sta per far partire un’ulteriore richiesta di finanziamento.


Ma un altro fatto è parallelamente intervenuto e permetterà così di creare un’area museale di prestigio internazionale. L’antico pontone galleggiante Ursus, giantesca testimonianza non solo di archeologia marittima, ma anche della sapienza cantieristica della Venezia Giulia, che si apprestava a una triste demolizione è stato invece salvato grazie alla disponibilità della Fincantieri e all’intervento della Guardia costiera ausiliaria. Per il suo recupero la Regione ha stanziato 115 mila euro, di cui 70 mila già erogati. È già stato ipotizzato il suo uso come base logistica per seminari e meeting, la sua coperta potrebbe essere utilizzata come palcoscenico per eventi di musica e spettacolo, e si è addirittura pensato di dotarlo di ascensore panoramico di vetro a forma di globo per poterlo sfruttare come attrazione turistica quale simbolo del passato e del futuro di Trieste.


L’Autorità portuale ha inoltre già dato il proprio placet, a patto che si trovi un sostanzioso sponsor, a un’idea dell’Associazione marinai d’Italia, la quale ha proposto di collocare in Porto Vecchio uno dei sottomarini della classe Toti che sono attualmente in disarmo. Due anni e mezzo fa proprio l’Enrico Toti, lungo 46 metri, è stato trasferito dal porto canale di Cremona al Museo della scienza di Milano con un costo per 90 chilometri di percorso che già anni prima era stato stimato in sei miliardi di lire. Questi sottomarini, costruiti tra l’altro a Monfalcone, ricordano un altro periodo travagliato di queste zone, quello della Guerra fredda.


Un altro vecchio fabbricato accanto alle centrali verrà ristrutturato per ospitare un centro per la formazione dei tecnici della stessa Autorità portuale che si troverà così a brevissima distanza da quel Magazzino 26 destinato a ospitare altre strutture formative tra cui l’Istituto Nautico e l’Accademia del mare oltre alla direzione del Distretto per la nautica da diporto e la navalmeccanica. «All’interno di queste strutture - annuncia ancora Conticelli - verrà anche creato un vero e proprio Museo marittimo portuale che ospiterà strumenti e collezioni oggi conservati alla Torre del Lloyd ai quali però potrebbero aggiungersi altri preziosi reperti». Questi ultimi potrebbero provenire anche dagli archivi dell’ex Lloyd Triestino.


Al progetto per il recupero della centrale idrodinamica, che dovrebbe essere pronto tra quattro mesi, stanno frattanto lavorando tecnici dell’Authority congiuntamente a esperti della Sovrintendenza. Quindi partirà la gara per i lavori. Realizzata nel 1890 a Praga la centrale è un capolavoro industriale che oggi non più visibile in alcuna parte d’Europa. Il porto di Trieste fu uno tra i primi al mondo, assieme a Amburgo, Buenos Aires, Calcutta e Genova a dotarsi di una centrale idrodinamica. Tra il 1920 e il 1939 generava energia utile a far funzionare 83 gru di banchina, 31 gru esterne ai magazzini e 57 montacarichi.


Il pontone Ursus fu invece un miracolo della tecnologia dei primi del Novecento. Costruito nel 1913 al Cantiere San Marco era dotato di un braccio di sollevamento della portata di 350 tonnellate. Nel 1931 dopo essere rimasto per anni inutilizzato viene modificato dai Cantieri riuniti dell’Adriatico, dotato di un braccio di sollevamento a torre girevole per una portata di 150 tonnellate e subito impiegato nella costruzione del transatlantico Conte di Savoia.
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