Porto Vecchio di Trieste, scatta l’operazione di sgombero: migranti trasferiti dagli edifici occupati

Controlli e trasferimenti nell’ex scalo, sigillato l’edificio 4 ritenuto insicuro: l’intervento interforze coordinato dalla Prefettura

Francesco Codagnone
Le operazioni di trasferimento di richiedenti asilo attualmente accampati negli spazi dell’antico scalo (Foto Silvano)
Le operazioni di trasferimento di richiedenti asilo attualmente accampati negli spazi dell’antico scalo (Foto Silvano)

Arrivati al primo pomeriggio sotto la tettoia di largo Città di Santos non rimanevano che una coperta ormai logora, sciarpe e berretti dimenticati a terra prima di partire. Porto Vecchio era altrimenti desolato e il silenzio rotto solo dal cigolio delle pale meccaniche impegnate nella posa dei masegni.

A quell’ora i 116 migranti erano stati già identificati e accompagnati ai pullman diretti fuori regione, in altri centri del Nord, ma i posti – denunciano le associazioni – non sono bastati per tutti: le onlus riferiscono di altrettante persone rimaste escluse dall’operazione, e tornate a ripararsi nei vecchi hangar non ancora sigillati.

 

La scena è quella vista tante altre volte, nonostante l’ultimo sgombero della Prefettura fosse andato in scena appena un mese e mezzo fa e da allora i trasferimenti siano continuati con regolarità.

L’intervento

L’intervento è iniziato attorno alle 7.30 del mattino, con le prime ronde e il pattugliamento dei fabbricati dirimpetto l’ingresso dello scalo. In particolare il magazzino 4, il secondo sulla fila centrale, da mesi dimora per quei migranti rimasti fuori dal circuito di accoglienza. Il dispiegamento di forze, coordinate dalla Questura, è stato importante: operatori della Prefettura, Polizia di Stato, Polizia locale, Carabinieri e Guardia di Finanza. Tutti i migranti hanno ricevuto un pasto dalla Caritas, sono stati visitati dal personale di Asugi e hanno ricevuto assistenza da Unhcr, nello scalo per fornire mediazione linguistica e informative legali.

In pochi minuti attorno ai gazebo della Protezione civile si contavano quasi duecento volti infreddoliti e stropicciati dal sonno. Ragazzi afghani e pachistani perlopiù, ma a chiedere aiuto ai volontari c’erano anche donne nepalesi sole o nuclei familiari, ospitati a Casa Malala o a Sant’Anastasio e ieri accorsi in Porto Vecchio per essere identificati e trasferiti altrove. In fila indiana c’era una famiglia al completo: padre, madre, due figlie adolescenti e un bimbo alto un metro e poco più, tra le mani un giocattolo conservato nel cammino.

La Prefettura ha preso a carico 116 richiedenti asilo. Molti di loro sino a giovedì erano invisibili alle istituzioni, e solo una volta identificati hanno manifestato volontà di richiedere protezione internazionale; molti altri, circa la metà, già tempo fa avevano presentato domanda fuori città, perlopiù nel goriziano, senza però ricevere risposte. Come Ulular Borhan, cinquantenne bengalese, tra le mani il pezzo di carta rilasciato dalla Questura di Gorizia addirittura lo scorso ottobre: da allora era in attesa di accedere a un centro e così, e senza molte altre alternative, si è intanto stabilito a Trieste, dove almeno c’è un vecchio porto pieno di magazzini in cui dormire.

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Le barriere in Porto Vecchio con i magazzini sigillati e riaperti (foto Lasorte)

Riempita l’ultima corriera sono iniziate le operazioni per sigillare il magazzino 4, chiuso con le stesse transenne recentemente divelte dai varchi del 2a. Restano aperti tutti gli altri edifici, specie quelli in fondo allo scalo, dove solo pochi giorni fa il 43enne Sunil Tamang è stato colto da un malore per poi morire a Cattinara. Già ieri sera – rilevano le onlus – i fabbricati erano tornati a popolarsi di almeno un centinaio di migranti, evidentemente rimasti esclusi dall’operazione del mattino.

In balia dell’inverno, a combattere il freddo con coperte e falò. «Il numero di posti messo a disposizione per i trasferimenti è risultato insufficiente rispetto alle persone presenti, lasciando abbandonate in strada oltre un centinaio di persone, alcune delle quali in questa condizione da mesi», scrive in una dura nota l’Ics, che denuncia «criteri di selezione del tutto opachi, non tenendo conto né della cronologia di formalizzazione della domanda di asilo né delle condizioni di vulnerabilità».

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La Polizia scientifica intervenuta nel tardo pomeriggio di mercoledì in Porto Vecchio. Foto bruni

L’operazione di giovedì segue quella di dicembre, un mese e mezzo fa, nonostante da allora i trasferimenti siano continuati regolari: «Risulta allora difficile – così Ics – comprendere la necessità di tali operazioni straordinarie, costose e spettacolari, che si rivelano peraltro sistematicamente insufficienti: una programmazione più solida e trasparente dei trasferimenti settimanali eviterebbe sia l’abbandono in strada sia la ripetizione di questi “spettacoli”, con un evidente risparmio di risorse pubbliche».

Le reazioni

Immediate le lodi del centrodestra. «Ringraziamo prefetto e forze dell’ordine che, pur sotto pressione, hanno operato con professionalità e sensibilità: il tema cruciale ora è quello dei rimpatri, sul quale il Governo sta lavorando», commenta il segretario di Forza Italia Alberto Polacco. Ringraziamenti anche dalla deputata di FdI Nicole Matteoni, che poi avverte: «La presenza di bivacchi e occupazioni abusive genera un disagio concreto, in particolar modo ai cantieri del Porto: non permetteremo che a Trieste prevalga l’insicurezza, continueremo a combattere ogni forma di degrado per garantire controllo del territorio e giustizia».

«Ennesimo teatro: coreografico dispiegamento di forze dell’ordine per “gestire” persone che non stanno tentando di nascondersi od opporsi, ma aspettano solo di essere trasferite da un luogo di freddo e abbandono», ribatte la segretaria provinciale Pd Maria Luisa Paglia: «Evidente che non siamo di fronte a un problema di “ordine pubblico”, ma a una gestione propagandistica di povertà e fragilità. Il copione è sempre lo stesso: si spostano le persone, si lasciano i problemi e si ricomincia da capo». —

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