Positivi in cantiere, 5 su 9 sono italiani Alcuni mai entrati nello stabilimento

Numeri che non danno preoccupazione rispetto ai 6mila al lavoro. Il sindaco Cisint insiste su un nuovo protocollo
Bonaventura Monfalcone-04.08.2020 Uscita Fincantieri-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-04.08.2020 Uscita Fincantieri-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



Un nuovo protocollo per gestire la situazione complessa di Fincantieri (ma anche delle altre realtà industriali) per «migliorare ulteriormente la strategia di prevenzione sul territorio per evitare l’insorgere di focolai Covid». La nuova richiesta del Comune di Monfalcone, fatta ieri dal sindaco di Monfalcone Anna Cisint accompagnata dall’assessore comunale alla salute Michele Luise deve aver fatto strabuzzare gli occhi ai presenti della riunione in cantiere.

Un vertice tecnico, in realtà, programmato da tempo tra azienda e autorità per fare il punto sulla situazione della sicurezza del lavoro alla luce della pandemia. Riunione a cui hanno partecipato pure l’assessore alla Sanità e vicepresidente della giunta regionale Riccardo Riccardi, il direttore dell’Asugi Antonio Poggiana e il prefetto Massimo Marchesiello. Ma che dopo la notizia, emersa giorni fa della positività di 9 operai dell’appalto Fincantieri, che ha scatenato il Comune che ha denunciato di essere stato tenuto all’oscuro, doveva essere una sorta di “resa dei conti” con Fincantieri secondo il sindaco che avrebbe sollecitato lo stesso Riccardi a convocarla. Non sono giunte nè commenti e nemmeno note ufficiali dalla Fincantieri sull’esito, ma ci si può immaginare i volti dei presenti, ad iniziare da quello del direttore Roberto Olivari di fronte all’ennesimo sfogo del sindaco Cisint che ripete come un mantra i suoi strali contro i lavoratori stranieri.

E che non tiene conto degli immensi sforzi fatti e documentati del cantiere (come di tutto il gruppo) sul fronte della sicurezza dei lavoratori per evitare i contagi: uno stabilimento quello di Monfalcone che da quando è cessato il lockdown ha ripreso a lavorare a pieno ritmo senza nemmeno le ferie di agosto e negli ultimi due mesi ha visto la presenza a Panzano di qualcosa come 6 mila lavoratori in media, che non sono hanno lavorato tranquillamente. Ma che, come ha evidenziato un sondaggio (riconosciuto dai sindacati che hanno apprezzato gli sforzi dell’azienda) ha registrato la soddisfazione del 91% dei lavoratori sulle misure di sicurezza prese. I nove “contagi” emersi nei giorni scorsi però hanno fatto riaccendere i riflettori sul cantiere. Non è stato facile subito capire di che operai si tratta, ma grazie a un approfondimento è stato possibile avere un quadro preciso. E soprattutto scoprire che dei 9 casi solo pochi in realtà risulterebbero “fondati”. Poi la beffa: 5 di questi sono italiani, 4 stranieri.

Ma vediamo caso per caso. Il primo operaio contagiato, rilevato il 4 agosto, avrebbe fatto l’ultimo ingresso in cantiere il 31 luglio. Questa persona è ancora “degente” nella propria abitazione. Il secondo risale al 19 agosto e avrebbe fatto ben tre tamponi negativi (secondo il titolare) e in realtà l’allarme sarebbe partito dopo un tampone falso positivo. Non è contagiato nè lui nè i componenti della sua famiglia. Terzo caso, si tratta di un componente dell’equipaggio della Princess Cruises, rilevato il 21 agosto. L’uomo aveva effettuato un tampone in un’altra regione prima di imbarcarsi ed era positivo. Dopo due tamponi successivi negativi, lunedì 31 agosto, è stato dichiarato guarito. Quarto caso, si tratta di un fornitore estero della Princess, anche lui comunicato il 21 agosto al termine della quarantena e mai entrato in stabilimento. Anche lui ha fatto due tamponi ed è dichiarato guarito dall’Asugi. Quinto e sesto caso: un operaio dell’indotto, emerso positivo il 25 agosto e con lui il suo coinquilino, sempre dell’indotto. Entrambi controllati con tamponi e pure tutti i loro contatti che sono risultati negativi. Settimo, anche lui operaio dell’indotto, caso noto dal 26 agosto. Ottavo caso, ennesimo operaio dell’indotto risultato positivo dal 28 agosto: è stato contagiato dalla figlia che ha partecipato a un evento a Sistiana.

Ultimo caso, il nono: lavoratore dell’indotto emerso positivo al Covid il 29 agosto. Dopo un controllo è emerso che in realtà non è più entrato nello stabilimento dall’agosto 2019. Numeri che, rapportai alla forza lavoro presente in cantiere (6 mila) risultano ininfluenti anche rispetto ai 35 positivi a Monfalcone da inizio epidemia (alcuni esponenti del Comune) e ai 128 attualmente in quarantena. Ieri, su proposta del direttore dell’Asugi Poggiana, dice una nota del Comune l’azione preventiva dovrebbe essere rafforzata attraverso la condivisione con Fincantieri e ditte dell’indotto di un “protocollo di comportamento” che prevede anche un questionario con la responsabilizzazione dei medici delle varie aziende.

Protocolli in realtà e questionari che esistono già da quanto risulta (ne ha scritto il giornale in varie occasioni) e che hanno già dato risultati eccezionali e non si riesce a capire quali altre azioni potrebbero fronteggiare la situazione. Ma c’è un’ultima questione, sollevata dall’assessore Luise che riguarda i flussi di informazioni che devono partire dall’azienda. Ma ieri in riunione è stato chiarito che spetta all’Asugi informare il Comune della situazione dei contagi. Anche perchè quando un operaio fa un tampone il risultato, per la privacy, lo conoscono solo lui e la stessa Asugi e nessun altro. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo