Posti Fvg per l’accoglienza in calo con il piano Minniti

Il prospetto del ministro si basa su un’ipotesi di 200mila presenze in tutta Italia In quel caso la ripartizione in regione vedrebbe una riduzione di ottocento unità
12/01/2017 Belgrado, centinaia di migranti afghani bloccati nella capitale serba vivono in condizioni disumane, con temperatura che raggiungono i 20 gradi sotto lo zero
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TRIESTE. Se oggi il piano del ministro dell’Interno Marco Minniti per la gestione dei richiedenti asilo diventasse improvvisamente realtà, il Friuli Venezia Giulia vedrebbe ridursi le presenze di oltre 800 unità. È questa la conclusione che, calcolatrice alla mano, si può trarre dalla presentazione della nuova strategia del governo, che l’assessore Gianni Torrenti ha illustrato ieri alla VI Commissione del Consiglio regionale. Il piano è tarato sull’ipotesi di 200mila richiedenti asilo sul territorio nazionale: numeri al rialzo, considerato che la cifra sfiora al momento le 175mila persone. Facendo le debite proporzioni, i 5mila migranti attualmente presenti in regione si ridurrebbero e le proiezioni dicono che la provincia di Trieste sarebbe chiamata a ospitare 765 richiedenti, Gorizia ne avrebbe in conto 466, Udine 1.851 e Pordenone 1.057.

Le cifre appartengono tuttavia al campo della teoria, dal momento che il risultato verrebbe raggiunto solo se l’accoglienza diventasse realmente diffusa in tutta la penisola, coinvolgendo cioè tutti gli ottomila Comuni italiani. Obiettivo difficile, visto che la strategia del governo non prevede per ora alcun obbligo e che nel solo Fvg sono oltre cento i municipi che non partecipano al sistema dell’accoglienza. Qualcosa potrebbe tuttavia cambiare in corso d’opera: Minniti potrebbe infatti aver scelto di temporeggiare sulla coercizione prospettata dal prefetto Mario Morcone, attendendo che l’obbligatorietà venga chiesta dai Comuni che partecipano all’accoglienza e che difficilmente accetteranno ancora che una parte delle amministrazioni locali continui a fare orecchie da mercante lasciando agli altri tutti gli oneri. Secondo Torrenti, «il piano garantisce una ripartizione equilibrata dei posti per l’accoglienza», impostata su una suddivisione effettuata contemporaneamente su base regionale e comunale. La proposta si basa sulla previsione di 200mila presenze sul territorio italiano: non solo esigenza di fare conto tondo, ma anche consapevolezza che la primavera è dietro l’angolo e con essa la ripresa di flussi migratori più consistenti. L’assessore specifica gli assi portanti della nuova linea: «Riduzione delle grandi concentrazioni, stretta relazione con le comunità locali, accoglienza diffusa e integrata, professionalità qualificate, monitoraggio costante della spesa e degli standard di servizio». Resta tuttavia il nodo dell’adesione volontaria dei Comuni, che già preannuncia la difficile applicazione del piano senza che emergano resistenze sul territorio. La ripartizione immaginata dal piano Minniti si baserà su un doppio calcolo. Dapprima quella di livello regionale, che sarà stabilita in proporzione alla spesa per le politiche sociali nei diversi territori e non alla quantità di abitanti residenti. La seconda suddivisione sarà quella su base comunale, cui tutti i municipi saranno chiamati a partecipare: ai Comuni sotto i 2mila abitanti verrà richiesto di ospitare un minimo di sei richiedenti, mentre la parte restante sarà suddivisa fra gli enti locali più grandi in proporzione al numero di abitanti.

I conti dicono che in Fvg, rimanendo nella fotografia odierna della situazione, 470 richiedenti sarebbero suddivisi nei Comuni più piccoli, mentre 3.669 verrebbero ospitati nei centri al di sopra dei 2mila residenti.

Torrenti evidenzia che «l’accoglienza diffusa ha impatto sociale modesto, abbassa le tensioni e garantisce sicurezza, al contrario delle grandi concentrazioni. Come non ci sono alternative alla distribuzione su tutto il territorio nazionale, così non ce ne sono rispetto alla dimensione regionale. Bisogna allora alleggerire la pressione sui Comuni che già ospitano, perché tutti devono fare la propria parte». L’assessore riconosce che la non obbligatorietà costituisce un problema: «Non vorrei che ciò si rivelasse un’ipocrisia davanti alle effettive necessità. Sono oltre cento i Comuni che al momento non accolgono e la situazione va cambiata, anche per svuotare le caserme: gli hub devono infatti tornare ai limiti stabiliti e fungere da centri di prima accoglienza». I tempi rimangono indefiniti, ma Torrenti assicura che «Minniti accelererà».

L’opposizione rimane però molto critica. Per Riccardo Riccardi (Fi), «il prefetto Morcone si è spinto a parlare di obbligatorietà dell’accoglienza, ma questa è una proposta irricevibile: come farete allora davanti al rifiuto delle amministrazioni locali, che spesso sono anche di centrosinistra?». Se Roberto Novelli (Fi) chiede «l’uso dell’esercito per far rispettare le regole», Barbara Zilli (Ln) afferma che «il piano è una beffa: rimarremo sopra la quota assegnata e continueremo a investire sul metodo fallimentare dell’accoglienza diffusa».

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