Premio Luchetta, nuovo ricorso della Fondazione: «Senza il finanziamento è in bilico l’edizione 2026»
La Regione conferma l'esclusione del Premio giornalistico dai finanziamenti triennali 2026-2028, nonostante i rilievi del Tar

Nessun ripensamento sulla graduatoria: la Regione risponde al Tar del Friuli Venezia Giulia, confermando l’esclusione del Premio Luchetta dagli eventi inseriti nel finanziamento triennale 2026-2028. La manifestazione perde così 140 mila euro all’anno, cioè l’unico sostegno pubblico a disposizione per organizzare il premio giornalistico alla memoria dei giornalisti Rai Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D’Angelo e Miran Hrovatin, uccisi in Bosnia e Somalia. Daniela Schifani-Corfini, presidente della Fondazione che porta il loro nome, lancia l’allarme: «Allo stato attuale, non sappiamo se e come potremo organizzare l’edizione 2026 del Premio», in calendario a novembre.
Il Tar Fvg si era espresso nelle scorse settimane sulla graduatoria del bando triennale della Regione per il finanziamento degli eventi di divulgazione culturale, dopo che la Fondazione Luchetta aveva fatto ricorso per essere stata esclusa dai finanziamenti.
Il collegio retto dal presidente del Tar Carlo Modica de Mohac di Grisì aveva emesso un’ordinanza in cui si riconosce la ragionevolezza delle contestazioni, «non risultando intellegibile la ragione per cui la ricorrente ha ottenuto un punteggio che la colloca nella fascia “discreta”. Il punteggio assegnato appare irragionevole/illogico».
Il Premio è infatti confinato in fondo alla classifica ed escluso interamente dal finanziamento triennale da 520 mila euro, mentre altre 16 realtà regionali sono state ritenute idonee. Il Tar ha chiesto alla Regione di riesaminare la decisione, fissando al 23 settembre il pronunciamento definitivo sulla vicenda.
Se anche alla Fondazione fosse riconosciuto il finanziamento per effetto della sentenza, le tempistiche sono troppo dilatate per riuscire a organizzare il Premio in tempo utile. Appena saputo della decisione della Regione di confermare il lavoro della commissione di valutazione indipendente, la Fondazione ha presentato allora un secondo ricorso, chiedendo un’accelerazione al Tar.
Nel nuovo atto, si contesta che la conferma del giudizio arriva senza reale rivalutazione e senza chiarire perché un’esperienza consolidata – il Premio quest’anno giungerebbe alla 23esima edizione – non sia stata ritenuta meritevole di un punteggio superiore al “discreto”, assegnato su “capacità organizzativa, continuità e affidabilità gestione”, quando tutte le altre domande sono state valutate sullo specifico punto tra “buono” e “ottimo”. Nel ricorso si parla di «disparità di trattamento», «arbitrarietà» e «macroscopica illegittimità».
Il caso si verifica dopo i duri attacchi arrivati dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga per la decisione di assegnare nel novembre 2025 una menzione speciale per motivi umanitari a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati, al centro di contestazioni per le sue dichiarazioni su Israele. Fedriga disse di vergognarsi, parlò di «qualcosa che squalifica la civiltà e la democrazia», accusò la Fondazione di «prendere una posizione contro la libertà e la verità» e dichiarò al Giornale che «qualcuno pensa che i soldi pubblici siano dovuti: il mio pensiero è che i finanziamenti regionali vanno utilizzati con la massima oggettività senza diventare appannaggio di una parte politica».
Il nuovo ricorso chiede l’anticipazione dell’udienza del Tar nel tentativo di sapere per tempo se la Fondazione avrà o meno le risorse per organizzare il Premio. Senza entrare in polemica con la Regione sui criteri di valutazione, Schifani-Corfini sottolinea che «attendere fino a settembre significherebbe rendere impossibile l’organizzazione del Premio 2026 e compromettere l’intero progetto triennale. Anche un eventuale esito favorevole arriverebbe troppo tardi. Il calendario del Premio, infatti, non è comprimibile: dalla pubblicazione del bando alla raccolta delle candidature, fino alla selezione da parte della giuria – chiamata ogni anno a valutare decine di autori e centinaia di elaborati – ogni fase richiede mesi di lavoro. Gli esiti devono essere comunicati entro l’inizio di settembre per consentire ai vincitori, spesso impegnati in contesti internazionali, di partecipare all’evento finale previsto a novembre».
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