Presidi e digiuni nella ricorrenza in difesa della dignità dei migranti

l’iniziativa
Una giornata di digiuno nazionale, in occasione della Festa della Liberazione, per chiedere il rispetto dell’articolo 10 della Costituzione sul diritto d’asilo e come gesto di solidarietà con i migranti bloccati lungo la rotta balcanica. Sono stati una cinquantina i triestini che ieri hanno partecipato all’iniziativa conclusiva della campagna “Tutte le vite valgono”, promossa dalla Rete Dasi del Friuli Venezia Giulia e alla quale hanno aderito numerose realtà locali tra cui Acli, Anpi, Articolo 21, Associazione Tina Modotti, Cmitato Danilo Dolci, Ics, Linea d’Ombra, Un’altra città, United Cultures e Adesso Trieste. Il digiuno a staffetta è partito dalla metà dello scorso gennaio e ha visto oltre 400 persone passarsi il testimone di giorno in giorno, per giungere assieme al simbolico traguardo tracciato sul 25 aprile. L’idea è che, infatti, una nuova forma di Resistenza sia quella di lottare affinché i diritti costituzionali, conquistati con la Liberazione dal nazifascismo, siano estesi e riconosciuti a tutte le persone. Oltre all’astensione dal cibo dall’alba al tramonto, alcuni partecipanti all’iniziativa hanno presenziato alla cerimonia mattutina nella Risiera di San Sabba portando dei cartelli con alcuni slogan contro i respingimenti. Nel pomeriggio si è poi svolto un presidio in piazza Oberdan, nei pressi della targa che ricorda le torture inflitte nella ex sede delle SS e della Gestapo, e un altro in piazza della Libertà, dove operano gli attivisti dell’associazione Linea d’Ombra per accogliere i migranti in arrivo dal confine con la Slovenia. Più in generale, le richieste portate avanti dalla campagna della rete Dasi Fvg sono quelle di porre immediatamente fine ai respingimenti lungo la rotta balcanica, attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi dell’Unione europea dei rifugiati bloccati in Bosnia e aiutare quest’ultima a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati.—
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