Preso il rapinatore di farmacie e tabaccherie
Per tre mesi gli inquirenti hanno sentito testimoni incrociando informazioni e identiki
Hanno indagato in totale silenzio per tre mesi. Hanno incrociato le informazioni talvolta contraddittorie fornite dalle vittime delle rapine, hanno sentito e risentito gli occasionali testimoni, hanno esaminato foto segnaletiche e identikit. Il rapinatore che a maggio ha messo a segno in pochi giorni almeno tre dei cinque colpi di cui sono stati vittima negozi, tabaccherie e farmacie della periferia, ha finalmente un volto e un nome. Lo hanno individuato gli investigatori della Squadra mobile e oggi ogni dettaglio di questa operazione sarà ufficialmente reso noto in un incontro con la stampa. Foto, flash, sorrisi, microfoni e obiettivi spianati.
Del giovane che è già stato arrestato da un paio di giorni ed è rinchiuso in carcere al Coroneo, si sa solo che ha circa trent’anni, che è residente in città e che ha precedenti penali. Un rapinatore solitario che in alcune occasioni ha anche agito a volto scoperto, mentre in almeno un’altra aveva calato sul volto un passamontagna che lasciava intravvedere alle vittime terrorizzate solo gli occhi scuri. Cinque sono i colpi messi a segno negli ultimi giorni dello scorso maggio: al «Cad » di via Baiamonti, alla farmacia di via Costalunga, a una tabaccheria di via della Madonnina, al negozio di animali «L’isola dei tesori» in via Giulia e alla farmacia di Altura. In un primo momento nell’elenco dei colpi era stata inserita anche la rapina realizzata nelle prime ore del 26 maggio in un bar di viale Terza Armata, posto a pochi metri della clinica «Salus».
Ma i dati raccolti dagli investigatori non sono sovrapponibili in alcun modo agli altri. Il significato è preciso: è in libertà un altro rapinatore non ancora individuato. Ma ritorniamo alle altre rapine e in dettaglio a quella di via Madonnina particolarmente significativa per le indagini. Il giovane si era presentato nella rivendita a ridosso dell’orario di chiusura. Non aveva aperto bocca e solo quando la signora Anna che gestisce il negozio da quindici anni, gli aveva chiesto cosa volesse, il rapinatore aveva svelato le proprie intenzioni. Si era avvicinato alla donna e mostrando una pistola tenuta nascosta fino a quel momento sotto il giubbotto, aveva affermato con freddezza. «Stia calma, non le faccio nulla. Voglio solo i soldi della cassa». Un attimo dopo aveva allungato un braccio per raggiungere il cassettino in cui era risposto l’incasso. Ma aveva trovato solo 70 euro, una cifra deludente. «Tutto qui?» aveva affermato senza però tentare ritorsioni o punizioni ai danni della proprietaria. Prima di uscire in strada aveva lanciato un avvertimento.
«E adesso non chiamare la polizia». I rilievi effettuati dalla polizia scientifica non avevano dato esito. Nessuna impronta digitale, solo tracce difficilmente usabili. Al contrario parecchie impronte erano state ricavate dagli investigatori al termine del colpo messo a segno nel negozio «Cad» di via Baiamonti, il primo a essere preso di mira nelle rapine a «effetto Domino». Incrociando i rilievi dattiloscopici si è avuta conferma dell’unica matrice dei colpi.
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