Pressing per impiegare nel privato gli infermieri delle Aziende sanitarie Fvg

Carenza di personale: l’Ordine e le cooperative si appellano alla Regione per un accordo complessivo su 20 ore “esterne"

TRIESTE Consentire agli infermieri dipendenti del sistema sanitario regionale di poter lavorare anche all’esterno per supportare un sistema, quello privato, oggi a rischio collasso. L’emergenza Covid ha fatto emergere in maniera importante la mancanza di personale in sanità, mancanza alla quale il pubblico ha sopperito con delle assunzioni: ora però, come con una coperta troppo corta, le altre realtà si trovano in crisi.

La proposta è arrivata al termine dell’incontro del presidente dell’Ordine professionale degli infermieri di Trieste, Flavio Paoletti, con il presidente di Uneba Fvg, Matteo Sabini, e il presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata Fabio Staderini. All’incontro erano presenti inoltre i presidenti della cooperativa Tps Erika Ubaldini, della cooperativa La Quercia Barbara Gorza e il responsabile processi infermieristici della cooperativa Itaca Luca Spagnol.

Secondo quanto riferito dai responsabili mancano ad oggi, nelle strutture triestine, almeno una sessantina di infermieri e le cooperative sono alle prese con un turnover annuale del 200% che crea difficoltà a garantire standard e qualità assistenziale. A questo si aggiunge il rischio di non poter rinnovare molte convenzioni in scadenza per mancanza di personale infermieristico.

«Il pericolo per la sanità pubblica – spiegano – è di un aumento delle ospedalizzazioni e di ricadute nelle strutture dove diventerà difficile garantire lo standard assistenziale, ad esempio il corretto monitoraggio dello stato nutrizionale e l’adeguata prevenzione delle cadute da parte dei degenti». «Il Covid – spiega Paoletti – ha accentuato la storica carenza degli infermieri a Trieste e in Friuli Venezia Giulia: un dato fino ad oggi sottovalutato dalle istituzioni regionali. Il risultato è una carenza ormai stabile di almeno un centinaio di infermieri nella sola Trieste, e di oltre trecento in tutta la regione». In Friuli Venezia Giulia sono 9.772 gli infermieri iscritti ad Opi, 2.166 a Trieste di cui l’80% impegnato nel comparto pubblico.

Già oggi in realtà le Aziende sanitarie potrebbero autorizzare i dipendenti a svolgere il servizio esterno. «L’obiettivo – spiega ancora Paoletti – è di puntare a un accordo immediato con Asugi e con la Regione Fvg. Per questo, insieme a tutte le realtà coinvolte, chiederemo immediatamente al governatore Massimiliano Fedriga e al vice Riccardo Riccardi di autorizzare le Aziende perché consentano al personale, su base volontaria, di svolgere fino a un massimo di 20 ore esterne come previsto dalla legge 165 del 2001. Il tutto sarà fatto sulla base delle norme. La legge già dovrebbe consentire la libertà di azione alle singole realtà, chiediamo però l’impegno alla politica di essere uniforme su tutto il territorio».

A questo si aggiungono le proposte a lunga scadenza in quanto il problema odierno inevitabilmente potrebbe ripresentarsi a breve. In questo senso l’obiettivo è di creare un master per formare la figura dell’infermiere geriatrico, con lo scopo di fidelizzare il personale nelle strutture per anziani. Inevitabilmente c’è anche il tema della parificazione degli stipendi tra pubblico e privato, ancora bloccata dal mancato rinnovo del contratto da ormai 14 anni in quest’ultimo settore. La necessità più importante è però quella dell’aumento dei posti di immatricolazione nelle università, da portare a 350. Una richiesta che risale al 2018, quest’anno i posti disponibili per le immatricolazioni saranno 120 a Trieste, 45 a Pordenone e 95 a Udine. — © RIPRODUZIONE RISERVATA

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