PRIGIONIERI DEL CALDO

Quattro anziani sono morti in questi giorni per il caldo e una nella mia città. Una donna tra i settanta e gli ottanta, che viveva sola, ha tenuto acceso un piccolo condizionatore fin che ha sentito arrivare il sonno, poi per dormire in silenzio l'ha spento. Non s'è più risvegliata. Il Comune si vanta di aver salvato un'altra anziana: perché controlla con visite delle assistenti sociali i vecchi soli e male attrezzati per resistere al caldo. Una assistente è entrata in casa di questa anziana donna, l'ha trovata semisvenuta, e l'ha salvata. I vecchi così controllati sono qualche centinaio in una media città.


È un buon servizio, quello dei Comuni. Ciò non toglie che tutti gli anziani siano a rischio. Col caldo malattie tenute a bada esplodono, medicinali che hanno piccole controindicazioni le potenziano, i mali cronici, che ogni vecchio ha, diventano acuti. E con la frantumazione delle famiglie gli anziani soli sono numerosi in tutto l'Occidente. E dunque: siamo in emergenza.


Non solo noi umani, ma tutti i viventi. A Pesaro l'acqua troppo calda ha causato una moria di pesci. Nello zoo di Berlino l'orsetto bianco sta stramazzato dalla mattina alla sera. Sulle terrazze dei condomìni gli uccelli aspettano a becco aperto lo sgocciolio dei condizionatori. I fiumi si ritirano dagli argini, il Po si ritira dalla foce, sul terreno così abbandonato penetra l'acqua del mare, salmastra. Sulle Alpi i ghiacciai si sciolgono, e sciogliendosi distruggono il sistema di alimentazione di fiumi e torrenti. Anche le cappe polari si sciolgono, con conseguenze enormi sul livello degli oceani. La Natura è malata. Leggo che gli uccelli che una volta cercavano lombrichi adesso cercano more, perché le more, piene di succo, dissetano meglio.


E che certi uccelli bevono tuffando nell'acqua non solo il becco ma tutto il collo, poi col collo bagnato tornato ai loro piccoli, perché possano succhiare dalle loro piume come da una spugna. La Natura malata è il risultato di un progresso che da tanti decenni usa la Natura come una miniera da saccheggiare. Mezzo secolo fa, in pieno boom, in Occidente qualcuno già si poneva la domanda: ma il progresso è infinito? Ora sappiamo la risposta: il nostro modello di progresso ha superato un limite oltre il quale diventa dannoso, perché il nostro bene coincide col male della Natura. Produciamo migliaia di auto al giorno, ma non possiamo farle circolare, perché riempiono l'aria che respiriamo di micropolveri tossiche, ci ammaliamo di malattie sconosciute fino a ieri. È il tema di un convegno che si apre oggi a Urbino. Le pianure sono coltivate fino all'ultimo metro, non ci sono più boschi o filari di alberi. I vigneti sono sorretti da pali di cemento. Le montagne son disboscate e costruite, si va ad abitare anche sull'Himalaia, fino ai cinquemila metri.


Le pendici disboscate franano. Fra 60-70 anni, quando quelli che adesso son bambini saranno vecchi, gli studi prevedono che in Italia, Spagna e Francia meridionale le temperature saranno aumentate di 6 gradi. Immaginate come saremmo oggi con 6 gradi di più. È stato fondato un Centro Mediterraneo dei Cambiamenti Climatici, e questo è il suo primo lugubre avvertimento. Le campagne adesso ubertose, Langhe e Nord-Est, saranno bruciate da una siccità permanente. Bisognerebbe da subito, da oggi, ridurre le emissioni di metano, intensificare le foreste, che assorbono e filtrano il diossido di carbonio, ripensare i trasporti nelle città, nelle strade, nei cieli e nei mari. Ma avete mai sentito un governo varare provvedimenti del genere? Gli Stati Uniti rifiutano il controllo dell'inquinamento, la Cina basa la sua corsa su una super-produzione super-inquinante. In questi giorni noi stiamo male. Continuando così, fra sessant'anni i nostri figli staranno peggio.

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