PRIMARIE SENZA BUONISMI
Appena tornato dalle vacanze Walter Veltroni offre ancora una volta prova del suo proverbiale buonismo. E invita i candidati alla guida del nascente Partito democratico ad abbassare i toni perché, dice, «non dobbiamo farci del male». Ma altrove, dove le primarie sono diventate una consuetudine, i protagonisti della competizione non si risparmiano certo accuse velenose e colpi proibiti al di sotto della cintura.
Negli Stati Uniti, ad esempio, negli ultimi giorni contro Hillary Clinton sono scese in campo in maniera decisamente pesante le mogli di Barack Obama e di John Edwards, i più forti «competitors» dell'ex First Lady. Ad aprire le ostilità è stata la signora Obama, che nel corso di una sosta del suo tour elettorale nello Iowa, ha puntato l'indice sui problemi familiari sperimentati in passato da Hillary. «La mia opinione è che chi non è stata in grado di gestire il suo rapporto con il marito non può certo gestire la Casa Bianca», ha detto. Subita seguita da Elizabeth Edwards che, velenosa, ha aggiunto: «In politica ha idee confuse, ma il peggio è che nella sua vita privata non ha fatto scelte felici».
Che non si tratti dell'ennesima bizzarria americana lo confermano le cronache delle primarie francesi dello scorso autunno all'interno del partito socialista. Erano in tre ad affrontarsi: Ségolène Royal, uscita vincitrice e poi sconfitta da Sarkozy nella corsa per l'Eliseo; Laurent Fabius, sostenuto dalle componenti di sinistra; e il moderato Dominque Strauss-Kahn. Nel corso di un dibattito televisivo che ha preceduto il voto dei militanti Ségolène ha accusato i suoi rivali di maschilismo per poi precisare che, secondo lei, sotto il profilo politico erano delle «nullità».
Fabius, dal canto suo si è chiesto: «Ma se Ségolène andrà all'Eliseo chi starà a casa a guardare i bambini?», mentre Strauss-Kahn ha insistito più volte sulla scarsa competenza che la rivale, a suo dire, aveva in termini su delicati temi di politica internazionale.
Nessuno, comunque, in Francia si è scandalizzato per l'asprezza della competizione interna al partito socialista. I circa trecentomila iscritti sono andati a votare a novembre e hanno scelto a larga maggioranza Ségolène, che si è aggiudicata oltre il sessanta per cento dei consensi, salvo poi soccombere al ballottaggio nella sfida contro Sarkozy.
Intanto in America i sostenitori di Obama e quelli della signora Clinton spesso vengono addirittura alle mani, a dispetto di un ceto sociale elevato. A riferirlo sono le cronache degli ultimi giorni, che parlano di una cena vicino alle esclusive sabbie di Martha's Vineyard, l'isola cara ai Kennedy, dove durante un dinner party organizzato da un docente di Harvard i sedici invitati sono arrivati allo scontro fisico. «Il tono dello scontro tra i fan di Obama e quelli di Hillary era davvero avvelenato e io non sono riuscito a controllare la situazione» ha detto al New York Times il professor Dershowitz, scusandosi pubblicamente per un episodio decisamente increscioso.
In ogni caso i partiti europei o americani che hanno adottato da decenni le primarie per selezionare la leadership sanno che il confronto non è un pranzo di gala e che sempre la competizione tra i candidati è aspra perché ciascuno ha proposte diverse e vuole in ogni modo differenziarsi. Il galateo, dunque, non ha corso durante le settimane della campagna elettorale per la leadership. Anche se le fratture, poi, si ricompongono dopo la scelta e le rispettive truppe si compattano per battersi contro i rivali dello schieramento opposto.
Visto in prospettiva internazionale sembra, perciò, aver ben poco senso l'accorato appello al ricorso al bon ton per le primarie italiane. Se si è scelta questa strada per decidere chi dovrà guidare il nascente Partito democratico, allora le polemiche interne rappresentano il sale della democrazia e una prova di maturità politica. Rifiutarle in nome di un finto unanimismo di facciata offre, invece, un segnale di debolezza e di desolante provincialismo. Che certo non contribuisce a entusiasmare e mobilitare i cittadini che il 14 ottobre dovranno decidere tra i candidati scesi in campo in queste settimane.
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