Primo sì al reddito garantito Contributi anche alle donne vittime di violenze e abusi
TRIESTE
Il reddito di cittadinanza ottiene l'ok dalla III Commissione ed è un parere favorevole sostanzialmente condiviso tanto che Udc e An (Lega e Forza Italia non hanno presenziato ai lavori) hanno espresso un voto di astensione. Ma la polemica scoppia a suon di reazioni con il consigliere forzista Massimo Blasoni che teme l'estensione della misura alle coppie di fatto sollevando le repliche della maggioranza.
Di certo il reddito di base, secondo le modifiche apportate al regolamento, sarà garantito anche alle donne, insieme ai figli minori, che si trovano costrette ad abbandonare la famiglia in quanto vittime di violenze od abusi sessuali, fisici o psicologici. Allargato inoltre l'aumento del reddito (fino al 50% rispetto al 30% precedente) per le donne incinte per tutto il periodo della gravidanza ed i primi sei mesi di vita del bambino. Definita infine la possibilità, in caso di conflitti familiari, di assegnare il reddito di base ad un altro componente del nucleo oppure di suddividerlo in più componenti. Restano immutati i cardini della misura che sarà assegnata alle persone che non raggiungono i 5.000 euro di reddito annuo (vale l'indice della Capacità Economica Equivalente) e che potranno godere di un sostegno economico che serva a raggiungere quella soglia.
Saranno i servizi sociali dei Comuni ad erogare concretamente il reddito dopo la stipula di un accordo con il richiedente, il quale dovrà seguire un apposito programma personalizzato. Nel caso questo accordo non venga rispettato, soprattutto se la persona in questione non accetta un'offerta di lavoro, il diritto al reddito di base cade. La misura dovrebbe riguardare attorno alle 15 mila famiglie del Friuli Venezia Giulia che, mediamente, dovrebbero percepire 2.500 euro ciascuna per una spesa a carico della Regione tra i 35 ed i 40 milioni di euro all'anno. «Siamo nelle condizioni di partire bene e sufficienti garanzie per far sì che questa misura possa essere erogata senza problemi per le casse della Regione» ha affermato l'assessore Ezio Beltrame.
A livello finanziario, il diessino Nevio Alzetta, presidente della Commissione, ha anticipato un emendamento della maggioranza nelle variazioni di bilancio che saranno discusse in aula la prossima settimana: si tratta di 1,5 milioni di euro per creare degli appositi uffici all'interno degli ambiti e per la formazione del personale. Ma Blasoni non ci sta e critica aspramente il provvedimento: «Il concetto di famiglia a cui si fa riferimento – afferma – è quello di famiglia anagrafica e cioè di un insieme di persone legate da vincoli affettivi. Ciò significa che il provvedimento è concesso, ad esempio, anche alle coppie omosessuali. Per questo motivo presenterò un'interrogazione alla giunta regionale». «Il concetto di famiglia anagrafica - chiarisce Blasoni - è stato alla base, alcuni mesi fa, dell'istituzione del registro delle coppie conviventi al Comune di Padova».
La replica del consigliere della Margherita Sergio Lupieri (lui e Blasoni sono i due vicepresidente della Commissione) contesta le dichiarazioni di Blasoni, sottolineando come «le sue dichiarazioni fuorvianti siano state determinate proprio dalla sua assenza nelle due sedute della Commissione riguardanti le audizioni e la discussione del regolamento sul reddito di cittadinanza. Il concetto di famiglia anagrafica certamente non ha nulla a che vedere con l’istituzione del registro delle coppie conviventi, che aveva aperto la strada al riconoscimento di effetti giuridici alle convivenze gay». Le critiche di Blasoni non si fermano a questo aspetto: «Il regolamento non prevede, come annunciato a più riprese dalla Giunta, l'obbligo per i beneficiari di accettare un'offerta di lavoro. Il beneficio viene, infatti, revocato solo nel caso in cui il lavoro offerto risponda a determinati requisiti. L'offerta di lavoro è ritenuta congrua soltanto quando riferita a una qualifica corrispondente al profilo professionale del soggetto e, nel caso di soggetti disoccupati, la proposta deve altresì prevedere una retribuzione pari almeno al novanta per cento di quella percepita anteriormente all'acquisizione dello stato di disoccupazione».
«L’offerta di lavoro – ribatte Lupieri - non sarà ritenuta congrua soltanto quando riferita ad una qualifica corrispondente al profilo professionale del richiedente, ma secondo quanto riportato nel progetto personalizzato e nel patto preliminare sottoscritto e condiviso al momento della richiesta».
Roberto Urizio
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