Progetti senza confini, 136 milioni dalla Ue

Approvato il nuovo programma di cooperazione italo-slovena: Friuli Venezia Giulia capofila
TRIESTE
È caduta l’ultima frontiera, quella tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia. E Bruxelles, a ridosso di Natale, dà il via libera alla nuova strategia di cooperazione transfrontaliera che è figlia, o madre, del Nord Est senza confini. Il programma operativo per la collaborazione Italia-Slovenia mette sul piatto un fondo di oltre 136 milioni per il periodo 2007-2013. E come capofila, in veste di Autorità di gestione, c’è il Friuli Venezia Giulia. «È la naturale evoluzione del progetto Interreg - spiega l’assessore agli Affari europei Franco Iacop - che diventa Obiettivo 3.


Si tratta di un approccio stategico diverso della cooperazione trasfrontaliera ormai radicata da oltre un decennio. Fino a ieri si lavorava assieme su due progetti distinti. Ora invece si arriva a una gestione unitaria di progetti indirizzati a un obiettivo condiviso. Quello licenziato dalla commissione Ue è uno strumento per realizzare una visione unitaria di sviluppo tra Italia e Slovenia. C’è la reale esigenza di pensare al Nord-est e a Lubiana come a uno spazio unico». I campi d’intervento riguardano l’ambiente, l’energia, la formazione, la ricerca e la sanità. I primi bandi saranno pronti a primavera. L’altra novità è che è stata ampliata la cosiddetta «area programma». Sul versante italiano oltre a Trieste, Udine e Gorizia ci sono Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara e Ravenna (e, in deroga, Pordenone e Treviso). Su quello sloveno alle regioni statistiche (quelle formali non esistono ancora) delle Gorenijska, Goriska, Obalno-kraska si aggiungono in deroga quelle più orientali di Osrednjeslovenska e Notranjsko-kraska.


GLI OBIETTIVI «Il programma si propone di rafforzare l’attrattività e la competitività dell’area» spiega Franco Iacop. Ma quali sono le priorità degli interventi? Gli obiettivi specifici, secondo il documento licenziato da Bruxelles, si articolano su quattro assi. Il primo riguarda ambiente, trasporti e integrazione territoriale sostenibile, il secondo la competitività basata sulla conoscenza, il terzo l’integrazione sociale e il quarto il supporto tecnico. Per ciascuno degli assi saranno messi a disposizione fondi europei rispettivamente per circa 50 milioni, 40 milioni, 38 milioni e 8 milioni. L’85% sarà erogato dal Fondo europeo di sviluppo regionale, mentre la restante quota risulta composta da risorse nazionali italiane e slovene.

 

LE FINALITÀ Oltre alla protezione delle biodiversità, caratteristica peculiare della nostra area, il primo asse del programma si propone di tutelare l’ambiente contro i rischi naturali. Ma prevede anche il miglioramento dei sistemi di trasporto. «La gestione del ciclo dell’acqua o la capacità di fronteggiare gli eventi sismici o gli incendi - dice Iacop - necessitano di azioni integrate. Così come le infrastrutture strategiche, dal collegamento tra il porto di Trieste a quello di Capodistria alla Tav Trieste-Divaccia. Sulla fase di studio e di progettualità si potrà attingere anche da questi fondi». Il programma ha come obiettivo anche l’integrazione nel settore socio-sanitario: «La cooperazione transfrontaliera nel campo della sanità e della gestione delle emergenze (pronto soccorso, ndr) avrà un’accelerazione - sottolinea l’assessore -. L’erogazione di servizi omogenei nell’area è una priorità: un cittadino avrà il diritto di rivolgersi senza ostacoli alle strutture pubbliche dell’area, così come diventerà inutile mantenere strumenti diagnostici uguali in due centri vicini come Gorizia e Nova Gorica».


LE IMPRESE L’azione sostenuta dall’Ue è indirizzata anche a favorire la competitività della zona interessata attraverso una promozione comune dei prodotti e dell’offerta turistica. Saranno finanziate anche le proposte di formazione congiunta tra Italia e Slovenia, i progetti integrati fra università e l’interscambio tra i centri di ricerca.


L’AMPLIAMENTO Ma l’allargamento dell’area che avrà accesso alle risorse europee non rappresenta un ostacolo quantomeno in termini di dispersione delle risorse? «L’ampliamento dell’area può creare, in un primo momento, alcune complicazioni ma - conclude Iacop - consente anche di valorizzarla e di produrre progetti più articolati e incisivi nel loro impatto sul territorio».

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