Progetto di escavo del porto Spunta uno studio già pronto

Offerta al Comune la parte di documentazione realizzata per Smart Gas Riguardava un dragaggio a -13,50, una nuova cassa di colmata e piazzali



Da 20 anni il porto di Monfalcone attende l’escavo, ma i soggetti che dovrebbero realizzarlo non ce la fanno perché «commettono gli stessi errori progettuali». L’unica via d’uscita è utilizzare un progetto “blindato” con tutti i requisiti richiesti per ottenere un’autorizzazione ambientale valida in modo tale che i lavori non rischino altri sequestri come è accaduto per la semplice manutenzione, propedeutica all’escavo vero e proprio, che vede un’inchiesta con 8 indagati e i lavori del canale di accesso bloccati.

Ed è per questo che l’imprenditore a capo della Sbe, Alessandro Vescovini, è pronto a donare la parte del progetto Smart Gas che è stato bloccato, che includeva un progetto di dragaggio per portare il fondale addirittura a –13,50 (l’escavo punta a –12,50) e la creazione ex novo di una cassa di colmata. «Un progetto elaborato da D’Apollonia del Gruppo Rina – sottolinea lo stesso Vescovini – uno dei migliori studi di progettazione d’Italia, un lavoro completo di tutte le indagini ambientali conformi alle normative che potrebbe essere utilizzato per ripresentare un nuovo progetto di escavo che finalmente tenga conto della situazione esistente».

Vescovini nei giorni scorsi si è incontrato con il sindaco di Monfalcone, Anna Cisint e ha offerto la disponibilità a donare sia le caratterizzazioni (lavori da 650 mila euro) che il progetto completo (una spesa complessiva di circa 2 milioni di euro) al Comune in modo che «in tempi brevi e e con solide basi tecniche – aggiunge – si possa ripresentare un progetto decente e ottenere un’autorizzazione ambientale questa volta valida e che analizzi scrupolosamente lo stato di fatto del fondale del canale di accesso in cui si vuole dragare».

Le caratterizzazioni dei fondali con le analisi hanno una validità di non più di tre anni, non è chiaro quando e se sono state fatte delle caratterizzazioni in vista dell’escavo dalla Regione o dell’Azienda speciale che ha realizzato i dragaggi di manutenzione. Quello che è certo è che sul progetto dell’escavo della Regione che doveva già partire (sono state fatte le gare d’appalto per scegliere la società che draga) è sceso il totale silenzio. E che sulle manutenzioni c’è un’inchiesta della Procura della Repubblica con otto indagati tra cui i dirigenti dell’Azienda speciale porto (che ora sta per essere assorbita dall’Autorità di sistema portuale) per attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da fanghi di dragaggio in assenza di qualsivoglia autorizzazione.

Ed è indicativa la parte in cui si cita la Regione, in particolare un dirigente, che avrebbe prima firmato l’autorizzazione, poi revocata «in quanto – accusa la Procura – priva dei requisiti essenziali relativi alle analisi richieste per legge». Ma c’è un altro particolare di non poco rilievo che getta ulteriori ombre sulla vicenda. Nel 2017, quando il progetto Smart Gas era ben che bocciato, ci sarebbe stata una richiesta dell’Azienda speciale di «accesso agli atti» alla Regione per mettere mano proprio sulle caratterizzazioni e le analisi fatte da Vescovini per il suo progetto (che comprende un dragaggio profondo) per le quali aveva speso ben 650 mila euro. Se l’Azienda speciale aveva fatto regolarmente caratterizzazioni e analisi, come previsto per legge, perché dunque chiedere di vedere quelle fatte da Vescovini? E soprattutto dopo la guerra che sie era scatenata contro quel progetto poi bocciato.

Vescovini che aveva dovuto inviare il progetto alla Regione come prevede l’iter però ha vincolato al segreto la Regione che non ha potuto concedere lo studio. Che ora però lo stesso imprenditore mette a disposizione della città. Il progetto dell’escavo prevede di dragare circa 800 mila metri cubi di fango, quello di Vescovini il doppio, per arrivare a –13,50. E quello che è rilevante è che non utilizza le aree della colmata vecchia che, è accertato, è diventata una discarica (proprio per questo anche i blocchi e i sequestri).

Ma un’altra zona “ex” novo con la realizzazione di spazi e banchine. Proprio per questo il progetto Smart Gas aveva trovato tra gli alleati, la Compagnia portuale che avrebbe investito per realizzare piazzali e banchine in porto. Ma anche la Compagnia portuale è stata fermata come Vescovini. L’ex ad della Compagnia Riccardo Scaramelli ha lanciato accuse contro la «mafia bianca» del territorio che prima di fa andare avanti e poi ti stritola. –

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