«Pronti a occupare le case sfitte dell’Ater»

«Pronti a occupare le case sfitte dell’Ater». Un monito chiaro, quello lanciato l’altra sera dall’assemblea sull’emergenza-casa riunitasi alla Casa delle culture di Ponziana. Non si sa di preciso quando, ma le case popolari non assegnate verranno dunque occupate a breve. I concetti-chiave emersi dall’assemblea sono questi: da una parte ci sono persone senza abbastanza reddito per l’affitto, dall’altra ci sono diverse centinaia di case sfitte dell’Ater. Per vari motivi: o perché troppo piccole, o perché non ristrutturate, o addirittura perché in vendita. Il tutto di fronte a 4500 persone in lista d’attesa presentatesi all’ultimo bando. E che magari si rimboccherebbero le maniche per metterle a posto da sole, quelle case. Su queste premesse in assemblea Alessandro Metz considera arrivato «il momento per aprire la strada a percorsi pubblici di autoassegnazione. Non è questo un appuntamento elettorale, ma il fatto che siamo sotto elezioni non ci dispiace. Si è infatti tornati parlare di reddito di base, ed è dunque ora di riappropriarsi di un bonus, consapevoli che i discorsi politici prendono forza soltanto aprendo un percorso di vertenze collettive».
Secondo i dati snocciolati da Luca Tornatore («risalgono al 2011 ma sono gli ultimi che abbiamo a disposizione») «a Trieste ci sono più di 10mila alloggi sfitti, il 10% del totale, e circa 1 milione di metri quadri deserti in grandi palazzi o strutture. L’Ater, l’ente pubblico che dovrebbe assicurare la dignità di una casa, non è in grado di far fronte alle 4500 domande: circa 300 sono gli alloggi pronti, forse 250 saranno liberi nel 2013 e meno di 700 sono previsti entro il 2015, tanti quanto, ci risulta da dati confusi, sono sfitti e non assegnabili per necessità di ristrutturazione. Sono grossomodo quelli che l’Ater sta vendendo ai privati in questi due anni, a costi mediamente inferiori a 30-40mila euro». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la vicenda di Fabio Cuzzot, 53 anni, agente immobiliare sfrattato per morosità. Al suo fianco altri in emergenza abitativa, tra cui Patrizia Palcini, che guadagna 320 euro al mese e si chiede se i parametri per chiedere la casa Ater non debbano essere rivisti. «Avere una casa è un diritto costituzionale - riprende Metz - ed è su questa emergenza su cui oggi si palesano i diritti negati. L’assenza di reddito, di lavoro e delle istituzioni nella loro capacità di dare risposta in termini di welfare, rendono necessaria una risposta dal basso». Presenti il candidato di Sel alle regionali Giulio Lauri, un assistente sociale legato al M5S, Emanuele Cervellera e la già referente dell’Ass per le questioni Ater, Carmen Roll, vicina al candidato Pd Franco Rotelli. Sottolinea quest’ultima che «i Comuni di questa Regione hanno dismesso le competenze sulla casa, delegandole all’Ater che non ha però responsabilità sociale».
Elena Placitelli
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