Proteste e litigi tra i migranti Tensione al Cpr

Luigi Murciano / gradisca

Torna a salire la tensione all’interno del Cpr. Alcuni migranti hanno intrapreso da qualche giorno un nuovo sciopero della fame come forma di protesta per le condizioni di vita all’interno del carcere per migranti irregolari in attesa di espulsione o rimpatrio. A denunciarlo sono gli stessi migranti trattenuti all’ex Polonio attraverso l’assemblea No Cpr-No Frontiere, che attraverso l’utilizzo degli smartphone ha ottenuto una sorta di filo diretto con alcuni reclusi. Fra questi, un giovane che ha rivelato di far parte di un gruppo in sciopero della fame da 3 giorni. Il ragazzo riferisce di essere papà di una figlia di 4 mesi che non è mai riuscito a vedere «e che non è nemmeno mai riuscito ad avere colloqui di persona con la compagna». Un secondo migrante avrebbe riferito di non voler più mangiare.

Secondo No Cpr No Frontiere «le voci dei reclusi ripetono di stare male, di non avere indumenti per cambiarsi» e raccontano di continui autolesionismi e accessi al pronto soccorso. A corredo è stata diffusa l’immagine di una persona che si sarebbe procurata volutamente numerosi tagli sulle braccia.

«Raccontano di stare chiusi in gabbia, al caldo. A volte ci sono degli incendi», ribadisce l’assemblea antirazzista che argomenta: «Dopo mesi di Covid i rimpatri sono fortunatamente ancora bloccati, ma posti atroci come il Cpr di Gradisca continuano ad esistere. Dentro finisce chiunque capiti sotto tiro nel momento sbagliato, purché migrante e con problemi di documenti. Tra le persone con cui abbiamo parlato c’è chi ci ha detto di esserci capitato pur in attesa di residenza, chi perché ha ricevuto un controllo per strada, chi perché uscendo dopo un mese in carcere si trova una camionetta ad aspettarlo per prolungare la sua detenzione in un Cpr. Una macchina del ricatto sulla pelle dei migranti, e di cui il Cpr è l’ingranaggio di punta». –

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