Prova di forza leghista Attacchi a Pd e Altran sulla sanità e il degrado

Prove generali di campagna elettorale, ieri, in salsa padana. A qualcuno il raduno di una trentina di simpatizzanti Lega al bar De Pellegrin, dove l’onorevole Massimiliano Fedriga ha avviato «il primo di una serie di incontri itineranti» per mantenere «uno stretto contatto» con tutte le realtà territoriali in Fvg, è parso un test di forza nella città dei cantieri, dove il Carroccio (primo partito all’opposizione con tre consiglieri comunali) fra qualche mese vorrebbe spodestare Silvia Altran e il centrosinistra dal Palazzo. Molto nei mesi scorsi si è discusso a proposito d’una possibile candidatura a sindaco di Anna Maria Cisint, fino a poco più di un mese fa capogruppo in aula di Rinnoviamo, per il centrodestra. E la liaison con la Lega, in tal senso, pare inossidabile. Potrebbe dunque essere Cisint la donna della provvidenza per le forze di opposizione? Fedriga non si è sbottonato, ma ha lanciato segnali precisi, in simultanea attaccando Altran frontalmente sul tema del degrado cittadino: «Non deciderò io le candidature bensì la sezione locale, che entro l’anno comunicherà il nominativo. A Monfalcone la prima scelta sul fatto di concorrere con un candidato proprio o meno spetterà alla Lega. Se c’è qualche rappresentante in grado di aggregare le forze sul campo a noi sta bene, non vogliamo a tutti i costi porre la bandierina».
«L’importante - ha proseguito Fedriga - è archiviare la politica che al momento governa questa città e la rende impraticabile ai residenti: ricevo telefonate di persone, in particolare donne, che in certe zone hanno paura a camminare e che talvolta non si sentono sicure nemmeno in casa». Quindi il deputato ha incitato i suoi a prender parte, questa domenica, alla manifestazione nazionale indetta a Bologna, cui hanno aderito anche Fi e Fratelli d’Italia. Ci sono autobus in partenza da mezzo Belpaese e pare che stavolta, in Fvg, il Carroccio abbia battuto il record quanto a corriere prenotate: 14 (il top finora si era raggiunto coi 10 pullman per la “Stop invasione” di Milano), di cui una in partenza da viale San Marco alle 7.30. Dieci i posti ancora disponibili, fanno sapere gli organizzatori. A livello regionale la Lega conta invece di mettere assieme «almeno 700 persone», per concludere col botto la “Blocca Italia”, una tre giorni di protesta contro il governo Renzi. Fedriga ai suoi - tra il pubblico Giancarlo Serafini, Sergio Pacor, ma anche il sindaco di Fogliano Antonio Calligaris in veste di “ascoltatore non leghista”, oltre al segretario cittadino Massimo Asquini e quello provinciale Walter Sepuca, che hanno poi preso la parola - ha riferito delle diverse iniziative messe in gioco: dai presidi ai giardini Cattaneo di Pordenone per sollecitare «l’abolizione degli studi di settore» e provvedimenti fiscali a favore di aziende al volantinaggio ai supermercati di Monfalcone per «invitare i cittadini ad acquistare merce italiana, più genuina e controllata rispetto a quella di altri paesi europei». Passando per le raccolte alimentari in aiuto «alle nostre famiglie in difficoltà» e la manifestazione alla stazione di Gorizia contro il fenomeno dell’immigrazione, posto che «l’Italia sta diventando lo zimbello dell’Europa sul tema». «Sedicenti profughi arrivano in Germania e Austria, ma vengono ricacciati indietro - ha dichiarato l’onorevole - e allora ripiegano sul capoluogo isontino perché sanno che tanto qui prendiamo chiunque». «C’è evidentemente - ha proseguito - qualcuno ch’è ben felice che queste persone vengano qui». Ma il Carroccio intende dar battaglia anche alle chiusure degli uffici postali, che «rischiano di far morire i piccoli comuni, dove la spesa pubblica è bassa», dunque «la soppressione degli enti locali non persegue un’ottica di razionalizzazione delle finanze bensì una logica di gestione delle poltrone, peraltro non più stabilite dai cittadini ma dalle segreterie politiche».
In conclusione è giunta anche l’arringa contro la governatrice: «I cittadini del Fvg si pagano da soli la sanità, per contro la Regione opera tagli, chiude ospedali e cancella autoambulanze: anche Monfalcone purtroppo ne sa qualcosa. Per un bieco servilismo verso Renzi, Serracchiani svende la sanità, ma allora si dimetta e segua il premier, nessuno la obbliga ad amministrare il Friuli Venezia Giulia».
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