«Pugnalato alla schiena L’accordo pronto»

«Ho portato i registri in tribunale chiudendo dopo 67 anni un formidabile ciclo cominciato nel 1946 da mio papà Sergio, un ciclo che per quasi tre quarti di secolo ha associato il nome della famiglia Zorzon alla vendita dei libri a Trieste». In Franco Zorzon l’amarezza per una storia imprenditoriale e culturale finita si associa a un mai sopito entusiasmo nel rievocarla. Ma soprattutto al rimpianto di chi crede di essere stato tradito proprio nel momento in cui riteneva di essere riuscito a salvare la propria azienda e anche il posto di lavoro dei due ultimi dipendenti rimasti. «Dopo una lunga ricerca - spiega Zorzon - avevo trovato in Saverio Della Mea, imprenditore noto per aver comprato nel 2002 la “Bauer”, ditta di import-export di erbe e spezie divenuta in quel settore una delle aziende leader in Italia, la figura di riferimento per rilanciare la libreria che da anni, per una lunga serie di vicessitudini presentava forti problemi di liquidità».
La storia degli indebitamenti parte da lontano, addirittura dai primi anni Novanta allorchè la galleria Rossoni fu sottoposta a lunghissimi lavori di restauro e la libreria omonima di Sergio Zorzon che sorgeva al suo interno subì un crollo verticale delle vendite. Franco, che nello stesso anno aveva aperto La Fenice, intervenne in aiuto del padre ottenendo credito da un pool di quattro banche dato che il passivo era spaventoso. «Un’altra forte crisi di vendite si palesò nel 2005 - aggiunge Franco - e con il senno di poi fu forse un errore non chiudere la Rossoni in quell’anno là. Sbagliando, attesi ancora altri sei anni prima di chiuderla». La mazzata finale però è arrivata solo il mese scorso, nel momento in cui la Fenice era l’unica libreria superstite della famiglia Zorzon. «La Fenice, su cui pendeva un’istanza di fallimento avanzata dal gruppo Rcs - racconta ancora Franco - stava perfezionando un nuovo contratto di locazione con la proprietà della galleria che avrebbe favorito l’affitto del ramo d’azienda della libreria per 18 mesi da parte di Della Mea con obbligo di acquisto finale a cifra concordata. Questo passaggio prevedeva un mio passo indietro, cosa inevitabile poiché l’operazione sarebbe passata comunque attraverso il mio fallimento individuale, ma avrebbe garantito la continuità aziendale con il mantenimento dei posti di lavoro e un mio ruolo di consulente. Ma solo tre giorni prima della chiusura dell’accordo - continua Zorzon amareggiato - mi viene segnalato da parte della proprietà dell’immobile, nonostante fossimo già arrivati a un’intesa sui nuovi canoni di locazione, la volontà di liberare la galleria dei banchi di libri che da anni costituiscono una sorta di vetrina che ha sempre attratto numerose persone che altrimenti non avrebbero motivo per transitare lungo la Galleria Fenice. Ma una libreria senza banchi esterni, in un luogo che non può più considerarsi il cuore della città, e basta vedere quanti sono attorno i locali tristemente sfitti alcuni dei quali occupati solamente da slot machine, non ha alcuna possibilità di sopravvivere. Mi sento tradito - è la triste conclusione di Zorzon - perchè visti i modi e i tempi è come se avessi ricevuto una pugnalata alla schiena. Non avrei mai potuto firmare un contratto senza la garanzia dei banchi esterni: sarebbe stato come voler fare la maratona senza una gamba». «La galleria è privata - ribatte l’avvocato Lorenzo Pellegrini che rappresenta la proprietà - a breve ci sarà un completo restyling e le strategie future non prevedono la presenza di banchi di libri. Una decisione che non c’entra nulla con la crisi e il fallimento della Fenice».
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