Pugni a un carabiniere Arrestati due migranti

Erano rimasti intossicati dopo aver dato fuoco alla stanza Sammito del Siulp: «Lì dentro delinquenti ex carcerati»
Bumbaca Gorizia 14_07_2020 Gradisca CPR © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 14_07_2020 Gradisca CPR © Foto Pierluigi Bumbaca

Luigi Murciano

Ennesima notte ad alta tensione al Cpr di Gradisca, con incendi e tafferugli che dal cuore della notte si sono protratti sino all’alba di ieri. E ad avere la peggio è stato un carabiniere che, assieme ai colleghi, aveva scortato all’ospedale tre migranti rimasti intossicati dai fumi del fuoco appiccato all’interno dell’ex Polonio.

Mentre il medico legale sta svolgendo gli esami tossicologici ed ha fissato per domani lo svolgimento dell’autopsia sulla salma di T. O., il 28enne albanese deceduto nella propria camerata ove svolgeva la quarantena (con lui un 35enne marocchino salvato dalla stessa sorte per questione di minuti), nel carcere per stranieri irregolari sono esplosi nuovi disordini, iniziati verso le 3 di notte e culminati in un incendio di materassi, coperte e suppellettili. Verso le 6.30 per tre trattenuti, su indicazione del medico della coop Edeco che gestisce il Cpr, è stato disposto l’accompagnamento al nosocomio di Gorizia per intossicazione dal fumo sprigionato dall’incendio da loro stessi provocato. Si trattava di un cittadino egiziano, un marocchino ed un tunisino. Due di loro hanno però dato in escandescenze con i carabinieri al seguito delle due ambulanze che li hanno trasportati al San Giovanni di Dio. Un militare, nel corso della colluttazione che ne è seguita, ha ricevuto un pugno in pieno volto, refertato dai sanitari e giudicato guaribile in alcuni giorni. A denunciarlo è Giovanni Sammito, segretario provinciale del Siulp. I due stranieri protagonisti dell’aggressione sono stati posti in arresto e trasferiti alla casa circondariale di via Barzellini.

«Una cronaca ormai giornaliera alla quale, purtroppo, sono chiamate a sopperire le forze dell’ordine con tutto ciò che ne consegue in termini di rischi, responsabilità e stress d’ogni genere – commenta Sammito –. senza contare offese e violenze gratuite. Lungi da noi voler fare vittimismo, si tratta del nostro lavoro e dei rischi connessi, ma siamo certi che sulla base delle esperienze passate poi regolarmente smentite dai fatti, che se a lamentare violenza fosse stato uno dei tre autori dell’aggressione, la vicenda avrebbe destato un certo clamore e non sarebbe mancato chi, nel dubbio, non avrebbe esitato a scagliarsi contro le forze dell’ordine».

Secondo Sammito «i Cpr per come sono stati concepiti continuano a rappresentare vere e proprie bombe ad orologeria. Nonostante si tratti di vere e proprie carceri che andrebbero gestite dalla Polizia penitenziaria, sono invece affidate alle forze dell’ordine che per occuparsene sono costrette ad arretrare dalle loro più precipue funzioni istituzionali. Per questa ragione – conclude Sammito – anche nell’immaginario collettivo si è fatta largo l’errata convinzione che in questo genere di strutture sono trattenuti solo stranieri rintracciati in stato di clandestinità. Ciò è falso, poiché in larga parte si tratta invece di delinquenti provenienti dal circuito carcerario e che, per questo, andrebbero separati dai migranti in stato di illegalità e le cui procedure di allontanamento, espulsione o rimpatrio andrebbero gestite durante la loro permanenza in carcere, non dopo, con il supplemento di permanenza al Cpr». —

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