Quasi 7 mila euro di fondo sociale grazie all’Irpef

Luigi Murciano / Gradisca

Dal 5 per mille centinaia di concreti gesti di solidarietà e coesione sociale. È costante, nella cittadina della Fortezza, il numero di “buoni sociali” messi a disposizione di particolari casi di difficoltà e indigenza da parte dell’amministrazione comunale grazie ai proventi delle dichiarazioni dei redditi – ma soprattutto grazie alla generosità – dei gradiscani.

Sin dal suo insediamento, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Linda Tomasinsig ha deciso di destinare a beneficio dell’area di intervento sulle nuove povertà e il disagio la quota del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche – l’Irpef – devoluta dai contribuenti. L’iniziativa, in sostanza, contribuisce a finanziare i progetti di contrasto a casi di indigenza e difficoltà attuati da Palazzo Torriani. E si è concretizzata attraverso l’acquisizione di alcuni buoni per l’acquisto di prodotti alimentari e generi di prima necessità. Ora si vedono i primi risultati di questa politica.

Con una delibera palazzo Torriani ha fissato l’andamento delle annate d’imposta 2017 e 2018, che hanno “fruttato” una somma di complessivi 6.882,75 euro per l’acquisto di generi di prima necessità. Le risorse verranno messe a disposizione dei Servizi Sociali, permettendo di prestare assistenza ai legittimati senza elargire direttamente denaro. In totale, dal 2014 ad oggi, il 5 per mille ha portato alla creazione di un “fondo” sociale da quasi 17.500 euro, tramutatisi in oltre un migliaio di buoni pasto da 10 euro l’uno, cui si somma una piccola spesa per Iva e commissioni, coperta sempre dal Comune. Si tratta di una goccia nel mare, forse, ma grazie alla sensibilità dei contribuenti e delle attività cittadine che hanno aderito al progetto, questo risultato ha una grande valenza per tanti casi di difficoltà sempre più presenti sul territorio.

Giova ricordare che il 5 per mille non è una tassa ulteriore, ma una quota Irpef che, anziché essere incassata direttamente dallo Stato, può essere riassegnata al Comune di residenza per attività sociali. La ditta specializzata che già fornisce all’ente i buoni mensa sarà incaricata della fornitura dei pasti sociali. –

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