Quegli “ospiti” in aula che rendono speciale qualunque lezione

Quando un insegnante è assente per la sua classe ci sono varie possibilità: altri insegnanti della scuola hanno qualche ora disponibile per le sostituzioni e quindi vanno a turno a far lezione in...

Quando un insegnante è assente per la sua classe ci sono varie possibilità: altri insegnanti della scuola hanno qualche ora disponibile per le sostituzioni e quindi vanno a turno a far lezione in quella classe; più raramente arriva un supplente; altre volte, anche solo per qualche ora, quando non si può fare diversamente, i bambini vengono divisi in gruppi e “distribuiti” nelle altre classi. Per comodità i vari gruppi vengono già stabiliti all’inizio dell’anno, così quando capita quest’evenienza ciascun bambino sa in quale gruppo si trova e dove deve andare.

È così che nelle altre classi arrivano gli “ospiti”. Un po’ di trambusto per farli sistemare ricavando spazio tra i banchi e raccogliendo qua e là le seggiole occorrenti, poi si continua a lavorare. Gli ospiti possono essere di qualunque classe, per cui capita ad esempio di parlare delle coste italiane o di correggere calcoli con numeri a sei cifre alla presenza di tre o quattro bambinetti di prima, che ben presto incominciano a chiacchierare se non a giocare! A volte gli “ospiti” si appassionano a quello che si sta svolgendo in classe e si uniscono al gruppo ponendo domande e partecipando attivamente. Più spesso si portano un lavoro da completare o approfittano di quel tempo per svolgere in anticipo i compiti per casa. I più grandi hanno una caratteristica in comune: chiedono a turno di potersi recare della loro aula a prendere un quaderno, un astuccio, qualcosa che hanno dimenticato là… reale bisogno causato dalla precarietà della situazione o voglia di farsi un giretto tanto per passare il tempo?

A me piace tanto quando arrivano i fratellini minori dei miei alunni (che chiedono apposta al loro insegnante di essere mandati nella classe del loro fratello “grande”); mi fa tenerezza vedere il fratello maggiore che si preoccupa per il più piccolo e poi lavora più seriamente del solito per dare il buon esempio; oppure il più piccolo che guarda l’altro in adorazione, tutto contento di stare con lui e i suoi amici… c’è quasi una forma di timidezza fra loro, e magari a casa si azzuffano e si contendono i giochi e l’attenzione dei genitori!

L’ultima volta è venuto gruppetto di seconda classe in cui c’è il fratellino di Luca, Filippo, un bambino vivacissimo ma tremendamente simpatico che ovviamente conosco da quattro anni. I piccoli sono stati con noi le ultime due ore del pomeriggio e all’uscita ho chiesto a ciascuno di indicarmi la persona che era venuta per riaccompagnarlo a casa. Quando per scherzare ho chiesto a Filippo: «Qual è la tua mamma?», lui prontamente e con grande premura me l’ha indicata dicendo: «È quella! La stessa di mio fratello!» Questa è una di quelle deliziose scene (tante, in quasi quarant’anni) che mi fanno pensare ancora una volta che il mio è il più bel lavoro del mondo e per me non ci sono difficoltà, complicazioni, lavoro extra, stanchezza che possano diminuire il piacere di stare con i bambini, nella spontaneità e nella fantasia di cui sono capaci.

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