Quei padri ronchesi lasciati nell’oblìo

Troppi i nomi di chi ha elevato la cittadina con il proprio talento rimasti senza targa. Intitolazioni rimaste in un cassetto
Di Luca Perrino

RONCHI DEI LEGIONARI. Aldo Fulizio, Aldo Miniussi, Innocente Tarlao, Silvio Domini, Furio Lauri, Renato Burigato. E poi i sindaci Gianmassimo De Pace ed Enzo Novelli. Ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo. Sono questi, infatti, solo alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia di Ronchi dei Legionari. Ma che la città, al di là di qualche manifestazione o commemorazione, com'è avvenuto nei giorni scorsi a cura dell'Anpi, a ricordo di Umberto Blasutti, sembra aver dimenticato. A questi nomi, infatti, a oggi non è legata alcuna via, alcuna piazza e nemmeno un edificio pubblico. Nonostante, qualche anno fa, su proposta dell'allora consigliere comunale Francesco Pisapia e dell'assessore Enrico Masarà, una specifica delibera sia stata adottata.

Nel 2014, va detto, una piazza è stata dedicata all'artista Pino Furlan, scomparso nel 1987, così come anche alla staffetta partigiana Villanorma Micheluz. Mentre la palestra di via Zorutti è stata intitolata ad Ondina Peteani, nome noto della Resistenza. Ma ci sarebbero altre persone, altrettanto importanti nelle vicende cittadine, a meritare menzione. A iniziare da Aldo Fulizio, maestro elementare scomparso nel 1980, appassionato cultore di enigmistica classica fin dal 1931, e che si affermò nelle composizioni e nel campo specifico con il pseudonimo di "Alceo". Fu lui a dar vita, assieme a un altro ronchese illustre, Aldo Miniussi, anch'egli maestro elementare scomparso nel 1979, al sagradino Giordano Vittori d a Silvio Domini a dar vita, nel 1985, al primo "Vocabolario fraseologico del dialetto bisiàc". Silvio Domini: ecco un altro nome illustre che non compare in alcuna tabella od iscrizione in città. È scomparso nel dicembre 2005, all'età di 83 anni, Silvio Domini, personaggio molto conosciuto non solo a Ronchi dei Legionari, dov'era nato nel 1922 e dove ha sempre risieduto, ma anche in tutti gli altri centri della Bisiacaria e fuori regione. È stato socio fondatore della Pro Loco, dell'Associazione culturale bisiaca, del Consorzio culturale e dell'Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione. Per questi e per altri meriti raggiunti nel corso della sua lunga carriera nel 1993 gli è stata conferita l'onorificienza di commendatore della Repubblica. Sin da giovane si è dedicato con grande impegno e capacità a ricerche storiche, filologiche e di dialettologia della sua terra madre. Nel 1957 viene nominato ispettore onorario della Soprintendenza archeologica e per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici del Friuli Venezia Giulia.

E sempre in ambito culturale non ci si può dimenticare di Innocente Tarlao che ha scritto uno dei due inni alla città, musicati da Rodolfo Kubik. L'altro fu scritto da Luciano Miniussi e musicato da Leonardo Vinci, Una sera a Kubik venne imposto da una squadraccia fascista di iniziare un concerto a Ronchi suonando "Giovinezza". Al rifiuto del maestro, i fascisti malmenarono un musicista. Il 30 aprile 1927 Kubik prese una sofferta decisione e partì col passaporto cecoslovacco alla volta dell'Argentina. Qui diverrà, tra le altre cose, direttore del coro polifonico della Radio di Stato argentina. Ci si è dimenticati anche di Furio Lauri, pilota decorato con la medaglia d'oro al valor militare, fondatore della Meteor, di altre importanti ed affermate realtà italiane dello stesso settore ed ispiratore della nascita dell'aeroporto regionale di Ronchi dei Legionari distrutto dagli eventi bellici. Ma anche di Renato Burigato, presidente della Pro Loco per oltre vent'anni, scomparso 22 anni orsono e di due sindaci che, tra tanti, sono stati due pilastri della vita politica cittadina. Parliamo di Gianmassimo De Pace, sindaco dal 1978 al 1988 e di Enzo Novelli, primo cittadino dal 1988 al 2001. Nomi ai quali se ne potrebbero aggiungere ancora altri e che Ronchi dei Legionari ha il dovere di non dimenticare.

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