Quel gioiello da non dimenticare
Villa Lazarovich. Villa Murat. Villa Basevi. Villa Brigido, alias Mon Bijou. Villa Sartorio. Villa Greenham. La “Borahall” di George Moore. La Villa Gasteiger in cui si spense lo scrittore Charles Lever. La Villa Hepburn, poi Goslleth, poi Economo, ultima dimora del grande Sir Richard Francis Burton. Residenze fastose di una Trieste passata, passate – ahimè – esse stesse. Con qualche imbarazzante caso di mera sopravvivenza strutturale: le ville Haggiconsta, Cosulich, Engelmann, Stavropulos, per dire.
Forse pochi conoscono, per la sua ben occultata ubicazione, una villa fieramente superstite: Villa Ermione, già Sordina, già Fontana, già Economo. Ce la rammentano le cronache giudiziarie, dato che il prossimo 28 luglio la splendida dimora, circondata da un parco che in realtà è un orgoglioso bosco e un vasto polmone verde alla radice del colle di Scorcola-Romagna, andrà all’asta a causa di uno sciagurato fallimento immobiliare. Nulla, purtroppo, da eccepire. Ma molti timori e tremori sulla sorte di un’ampia fetta di città, la cui autentica valenza probabilmente sfugge persino ai possibili acquirenti. Ci si chiede: è vincolata, tutelata, protetta Villa Ermione, con la sua elegante fisionomia tardo-neoclassica? E quell’enorme, suggestivo parco, ricco di alberi, non finirà per suscitare malsani appetiti, con tentazioni di interventi distruttivi o quanto meno invasivi? Dipenderà dagli intenti di chi si assicurerà questi gioielli: potrebbe dipendere, pensa chi scrive (forse ingenuamente), da una riflessione dell’Amministrazione comunale, che a questa ben protetta oasi, a un passo dal caos di piazza Dalmazia, potrebbe garantire un futuro da autentica oasi, tutta da scoprire e da godere per la stragrande maggioranza dei cittadini ignari di un ben-di-Dio da sempre mimetizzato e inibito ai comuni mortali.
Comune e Sovrintendenza dovrebbero dunque mettersi una mano sul cuore, tanto più che a Villa Ermione si lega una piccola ma affascinante fetta di storia culturale di Trieste. Fatta costruire da Carlo d’Ottavio Fontana, passò poi in proprietà al conte Giovan Battista Sordina, che impalmò una Coralie della ricca e ramificata dinastia degli Economo. E qui, nel 1971, fece visita a due anziane cugine un famoso scrittore di Francia, Paul Morand. Costui conosceva bene Trieste, ne aveva scritto già nel 1924, nel romanzo Lewis et Irène. Ne avrebbe riparlato nel suo ultimo libro, Venises, in cui – camuffando Villa Ermione sotto il nickname di Villa Persefone – così scriveva: «È una strana sacca di civiltà, Trieste, cittadella dissimulata, popolazione muta, reticente, impaurita, ancora con il profumo d’un tempo, sopravvissuta come un’eccezione, con gli orecchi bassi, imbarazzata della propria latinità di fronte agli schiavoni biondi, nuovi conquistatori della riva opposta».
Ma che ci faceva Paul Morand a Trieste nel 1971? Uomo infaticabile e nevrotico, “uomo accelerato”, vi era venuto a dare un’occhiata “in anteprima” a quella che sarebbe stata la sua ultima dimora, e dove oggi giacciono le sue ceneri (morì nel 1976 a Parigi) assieme a quelle della moglie, Hélène Chrissoveloni (già sposata con un nobile greco-romeno, il principe Dimitri Soutzo), e figlia proprio di una Economo, Calliroe. Morand si fece accompagnare nel piccolo cimitero greco-orientale di via della Pace, dinanzi alla tomba Economo-Helmreichen, e in Venises così poi ne scrisse: «È una nobile piramide di pietra, alta sei metri, un pezzo d’eloquenza tutta italiana, in cui un angelo due volte più grande di un uomo socchiude sull’oltrevita una porta di marmo nero, spessa come quella d’una cassaforte, vuota». La sua storia si incrocia dunque con quella della grande comunità greca di Trieste, in un reticolo parentale che include i Sordina, i Ralli, i Rodocanachi, i Bertoumi, i Giannichesi, i Galatti, gli Afenduli, gli Scaramangà. E del resto sua moglie, la bellissima Hélène, tra gli anni Venti e Trenta era stata una delle più ammirate regine dei salotti parigini, amata da Proust, ritratta da Nadar.
Sarebbe forse da tenere a mente tutto ciò, e molto altro ancora, nell’accostarsi con le dovute cautele a Villa Ermione, o Persefone che dir si voglia, e al suo rigoglioso parco. Per far sì che un altro prezioso tassello della nostra “strana sacca di civiltà” non vada disperso.
*giornalista e scrittore
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