Quella “cattedrale” dei cantierini che al tramonto sembra una nave

Dicono che il più emozionante lo si ammiri dalla terrazza di Santorini con vista sulla Caldera. Ma ne vogliamo parlare di certe pareti dolomitiche che sul far della sera si fanno rosso fuoco?
A ciascuno il suo tramonto e anche Monfalcone, fatte le dovute proporzioni, offre uno molto suggestivo. Certo, ha a che fare con il nostro dna di gente di lamiera, ma è pur sempre un gran bel tramonto. Provare per credere.
L’invito è di recarsi davanti al vecchio ingresso del cantiere. Spalle al monumento, ecco che nel momento in cui il sole saluta il giorno l’orizzonte dell’osservatore si illumina di un chiarore cangiante che incornicia un grande innesto rettangolare di un azzurro mare ricco di sfumature.
Sembra la prua di un’immensa nave che viene incontro, ma non è minacciosa e prepotente come quelle che solcano il canale della Giudecca. Non è nemmeno una nave.
È un’officina, ma dire officina è riduttivo. Il grande opificio è connaturato da una settantina di anni a questa parte all’iconografia stessa del quartiere di Panzano. È del capannone della salderia A che stiamo parlando. Una sorta di cattedrale laica del lavoro dei cantierini.
Fincantieri nei mesi scorsi ha provveduto a una ristrutturazione che nobilita lo stesso cantiere da un punto di vista architettonico. Spiega Fincantieri: «L’intervento realizzato sull’edificio, al momento solo la parte che dà su via Cosulich) nasce da una duplice necessità: da un lato l’attuazione dell’Aia per la mitigazione acustica e la riduzione dell’impatto del cantiere navale, dall’altro per procedere con attività di manutenzione ordinaria e straordinaria sui portali portanti dell’edificio. I pannelli installati sono in policarbonato con caratteristiche di fonoassorbenza molto performanti per ridurre il rumore verso l’esterno. Inoltre sono state anche sostituite tutte le condotte di aspirazione lungo il perimetro dell’edificio per ridurre anche in questo caso l’impatto acustico in conformità con quanto deciso durante l’istruttoria Aia».
La salderia A è di nome ma non di fatto. Costruita tra il 1957 e 1957 serviva all’epoca allo scalo gigante. E come non ricordare l’ultimo varo, quello del Garibaldi, nel giugno del 1983: che festa per Monfalcone.
Nel 1984 la salderia A è stata convertita per la costruzione al coperto delle quattro sezioni di ciascuno dei sommergibili della classe Sauro.
Alla fine degli anni Ottanta al suo interno sono stati installati i macchinari dell’Ansaldo per la nuova linea sommergibili che sono serviti per la realizzazione delle sezioni di scafo dei due battelli della classe Longobardo, gli ultimi realizzati a Monfalcone.
Successivamente con la fine delle costruzioni militari in cantiere, i macchinari sono stati trasferiti a Muggiano dove sono stati costruiti i sommergibili della classe U212A.
La salderia A è stata convertita alla costruzione dei blocchi di navi da crociera.
Per apprezzare la cifra dell’intervento eseguito da Fincantieri ci si può portare nella parte posteriore dell’ex albergo operai. Non sarà difficile trovare la prospettiva migliore per osservare il fianco della salderia farsi un tutt’uno con una delle navi in allestimento in banchina.
Quasi a simboleggiare l’indissolubile legame che la città ha con le sue navi.
L’edificio è stato ripitturato usando i colori grigio scuro e bianco che risaltano le strutture e inoltre richiamano le stesse tonalità dei nuovi edifici presenti in cantiere di cui parleremo nelle prossime puntate. —
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