«Quelle macchine del sesso che sviliscono le persone»

L’allarme dell’antropologa Richardson, anima della campagna contro i sex robots «Promuoverne l’uso crea isolamento e riduce le donne a oggetti interscambiabili»
Lasorte Trieste 23/09/16 - Trieste Next, Kathleen Richardson
Lasorte Trieste 23/09/16 - Trieste Next, Kathleen Richardson

TRIESTE. In un futuro non troppo lontano potremo non solo fare sesso con un robot, ma pure innamorarcene. In film come “Her” (2013) o il più recente “Ex-machina” (2015) è proprio questo futuro ad essere rappresentato. Eppure anche tra gli esperti di robotica c'è chi davanti a queste immagini storce il naso. Come Kathleen Richardson, antropologa e ricercatrice in Etica della Robotica alla School of Computer Science and Informatics della De Montfort University di Leicester, che l'anno scorso ha lanciato una vera e propria campagna contro i sex robot. Per la prima volta ora questo dibattito approda in Italia: Richardson ne parlerà oggi a Trieste Next, in un incontro dal titolo “Sex Robots: etica e sentimenti ai tempi delle macchine a nostra immagine e somiglianza” (ore 10, Teatro Miela).

I robot, l'intelligenza artificiale e le macchine, sostiene Richardson, dovrebbero essere progettati per aiutare l'umanità nei lavori di fatica, per consentirci di sognare e creare per le nostre famiglie, i nostri amici, le nostre comunità. «Siamo una specie sociale - afferma l'antropologa - e sono i nostri legami a renderci umani. Promuovere l'uso dei sex robot non può che creare isolamento e rafforzare la visione per cui donne e oggetti sono interscambiabili».

Professoressa Richardson, perché ha lanciato questa campagna contro i sex robots?

Ho iniziato a pensarci quando ho visto le prime immagini dei robot del sesso: donne con labbra e seni molto abbondanti, immagini pornografiche. Dopo aver già studiato robotica per 15 anni ed essere cresciuta con persone che mi dicevano che avremmo potuto avere una relazione con i robot, non ho potuto fare a meno di pormi delle domande serie.

Lei chiama in causa il manifesto Cyborg di Donna Haraway. Cosa non la convince di questo pamphlet?

Sono contro ogni ontologia secondo la quale gli esseri umani non pensino. Ciò è da ricondursi alla schiavitù e allo sfruttamento. Dobbiamo cambiare questo paradigma, perché si rischia di andare incontro a disuguaglianze e a pensare alle persone come oggetti.

Perché i sex robot sono quasi esclusivamente femmine?

Il problema è che viviamo in un sistema asimmetrico in cui il rapporto di potere tra uomo e donna è sbilanciato. Quando le persone parlano di sessualità maschile si riferiscono alla sessualità della pornografia, degli strip club. È un'immagine del sesso commercializzata e incredibilmente potente, e per le donne diventa sempre più difficile crearsi un'immagine diversa, che sia sganciata da questa tendenza. Così anche loro quando acquisiscono potere tendono a far coincidere la loro idea del sesso con questi stereotipi. Nel mondo ogni anno il giro della prostituzione ha un fatturato totale di 150 miliardi di dollari, tre volte quello della Apple. Ad essere vendute sono le donne, seguite dai bambini, gli uomini e le persone transgender. Stiamo parlando di un vero e proprio prodotto. Il sesso invece è veramente tale sono se avviene con qualcuno che pensa, con cui si possa creare empatia.

In futuro sarà possibile innamorarsi di un robot?

Sì, le persone possono innamorarsi di una cosa: non sarebbe così diverso dall'innamorarsi di un'automobile. Ma probabilmente il robot non sarà in grado di ricambiare l'amore. Solo le persone possono amarsi reciprocamente. L'amore è qualcosa di molto speciale, non è assolutamente un prodotto.

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