Quelle pietre lavorate a scalpello silenziose testimoni della storia

Il cilindro lapideo abbandonato al vecchio stadio comunale racconta la vita sociale, sportiva ed economica di Romans  

la curiosità



Dopo la demolizione del chiosco, sul vecchio campo comunale di calcio, in via Aquileia a Romans d’Isonzo, ben conficcata nel terreno resta soltanto una colonna di pietra, un cilindro lavorato a colpi di scalpello, alto più di un metro, che ha condiviso fedelmente, affiancandolo, il mezzo secolo di vita dell’ex chiosco.

La pietra era stata collocata in quel punto con uno scopo ben preciso, per rappresentare l’icona della storia calcistica della Pro Romans, ma pure della storia sociale ed economica del paese, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando Romans era ancora austriaca. Va detto che il vecchio campo di via Aquileia, realizzato alla fine della Prima guerra mondiale, in precedenza era stato utilizzato come area del mercato dei bovini, che a Romans si teneva ogni quarto lunedì del mese, fin dal 1878 (come riportato sulle guide commerciali dell’epoca), indicato come “mercato franco di animalia”. Mercato molto fiorente e molto frequentato in quei tempi, essendo Romans posta quasi a ridosso del confine italiano a Palmanova e vicino la ferrovia di Sagrado, quindi luogo ideale per lo smistamento degli animali. L’area del mercato delle bestie era allora punteggiato da tante colonne di pietra, come quella di cui stimo parlando, che in cima avevano conficcato un anello di ferro, al quale venivano legati gli animali posti in vendita e all’occhio dei compratori.

Dopo la fine della Grande guerra e l’arrivo dell’Italia, il mercato perse lentamente le sue funzioni originarie e le pietre vennero usate per perimetrare il rettangolo del campo di calcio: erano collegate con un cavo d’acciaio come linea di separazione dal pubblico. Nel 1954 venne realizzare la recinzione del campo con rete metallica e le pietre hanno preso le vie più diverse. Ne sono rimaste ancora due, quella presente sul vecchio campo da calcio, che merita una sistemazione più dignitosa, e un’altra posta all’ingresso di una vicina abitazione privata. —



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