Quell’Ossario a Castagnavizza mai realizzato Spunta il progetto
PUNTI DI VISTA
Senz’altro tra i più importanti architetti goriziani, Silvano Barich (1884-1958), fu attivo dagli inizi del Novecento con le scuole Pitteri e via Leopardi, ma considerevole fu la sua attività di ricostruzione della città distrutta nel 1916: svariati edifici privati; pubblici come il Manicomio quando mutò in cognome in Baresi; e chiese: Barbana, Montesanto, Mossa e Piazzutta.
Due interventi, mai realizzati, sono spuntati da archivi privati nel corso di una ricerca di Raffaella Carruba (Studi Goriziani n.86): il progetto del 1922 per il concorso di ricostruzione del nuovo Duomo di Monfalcone demolito dopo la guerra e vinto da due architetti romani e quello relativo un Ossario alla Castagnavizza. Il progetto dell’ossario per i caduti italiani del 1915-18, non reca data e consiste in due soli disegni, un interno con un ingresso monumentale dove poggia un sarcofago con l’iscrizione “ai nostri morti che tutto die(dero)”, a dividere la nuova cappella dal corridoio della cripta dei Borboni e un prospetto esterno “caratterizzato da due piani balaustrati, massicciamente segnati da bugnato rustico di forte impatto chiaroscurale” e archi di derivazione rinascimentale ancora nella suggestione tarda dell’ecclettismo ottocentesco. Non essendo state trovate tracce di ipotesi per un ossario in quel luogo, si suppone che il progetto sia posteriore al 1924, quando iniziò la ricostruzione del santuario, ma anteriore al 1930, quando venne ultimato. Impensabile una realizzazione successiva per le modifiche strutturali previste nei sotterranei.
Nello stesso 1930 era poi fervido il dibattito per realizzare un ossario, ipotizzando però il Castello o Oslavia, ma senz’altro non il monastero della Castagnavizza nella cui cripta, le salme degli ultimi Reali di Francia traslate nel 1917 vennero ricollocate nel 1932. Nell’improbabile l’ipotesi che nel medesimo edificio vengano a trovarsi il monumento ai caduti e il sepolcreto dei Borboni, la ricercatrice goriziana restringe la datazione al 1927, l’anno in cui “nel Convento della Castagnavizza erano state raccolte… cinquemila cassette di legno con i resti di soldati italiani e austriaci morti nelle battaglie nella zona. Resti inumati nel Sacrario militare di Redipuglia (caduti italiani) e nel cimitero militare di Ronchi (dell’esercito austro-ungarico). —
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