«Questo partito non mi merita Ma ci vedremo alle elezioni...»
«Mi aspettavo un po’ più di rispetto da chi è leghista da oltre dodici anni, e almeno una telefonata, un colloquio faccia a faccia. Mi sento ferito, ma andrò avanti per la mia strada, continuando a fare il bene della città». È un fiume in piena Franco Zotti, amareggiato forse non tanto dall’espulsione dalla Lega – in fondo il clima era da tempo quello da “separati in casa” – quanto probabilmente dai modi. «Probabilmente ho toccato qualche tasto dolente che non dovevo, come la questione dei carburanti, ma sta di fatto che una volta la Lega aveva regole interne ben precise – dice Zotti –, come ad esempio quello che prevedeva che un militante da oltre dieci anni non potesse essere sbattuto fuori dal partito senza un confronto, una sorta di processo a Milano. Evidentemente non è più la Lega che conoscevo, ha altri metodi e altre strategie. Voglio però ricordare che non è stato cacciato qualcuno che ha fatto cose ben peggiori, definendosi ad esempio antisemita (il riferimento è al caso che coinvolse lo scorso anno il suo collega Stefano Altinier, ndr), e anche per questo già in passato ero rimasto molto amareggiato, quasi tentato di lasciare».
Di sicuro però c’è che Zotti non intende lasciare adesso il Consiglio comunale, a dispetto degli “inviti” arrivati dalla stessa Lega. «Dicono che è merito del partito se sono in aula? Io invece ricordo che è soprattutto grazie ai miei risultati al voto che la Lega è cresciuta tanto fino ad avere oggi due assessori – attacca l’ormai ex esponente del Carroccio –. Quando un assessore leghista rassegnerà le dimissioni, allora potrò pensare di lasciare il mio posto anche io. Per il momento, grazie e arrivederci, è stata una bella storia. Io non sono uno “yes man”, ragiono con la mia testa e agisco solo per quello che ritengo essere il bene della città. Forse allora è positiva per Gorizia questa mia cacciata: finalmente potrò essere davvero libero, senza ordini di scuderia in aula».
Parole che riflettono il modo di interpretare l’attività politica di Zotti, mai all’insegna del “basso profilo”, quasi sempre sopra le righe, allergico alle imposizioni. Chi non ricorda ad esempio i suoi manifesti elettorali, da quello che dichiarava esplicitamente “Io ho le palle” (nel 2011) ritraendolo con in mano due palloni griffati Carroccio, a quello che un anno dopo denunciava “Ci hanno ridotto così” (con Zotti ritratto in mutande, ovviamente colore verde padano). Per non dire delle manifestazioni di protesta, sdraiato a dormire in piazza Vittoria nei giorni più critici dell’emergenza migranti in città oppure incatenato davanti alla Regione o alla Provincia, protestando contro le sospensioni dal suo posto di lavoro come autista dell’Apt. «Io ci credevo, ho sempre creduto in quel che ho fatto, e penso di aver fatto tanto – conclude Zotti –. Ho sempre creduto che un pezzettino di Lega, a Gorizia, fosse anche mio. Lo vedremo alle prossime elezioni, chi non mi vuole non mi merita». Un avvertimento per il 2022... —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








