«Qui, dove gli anziani trovano la loro seconda famiglia»

A volte è solo per il bisogno di essere ascoltati. Altre, diventa l’occasione per impegnare il proprio tempo in attività che coinvolgono la mente e il corpo. Ma, altre ancora, è l’inizio di una diagnosi di demenza o di altre patologie della sfera cognitiva, un intervento precoce che migliora la qualità della vita dell’anziano. Insomma, incontrare gli operatori di Aris, Associazione Ricerca Interventi Studi sull’Invecchiamento, può davvero favorire l’invecchiamento attivo. Grazie all’offerta di diverse attività - culturali, scientifiche e aggregative - l’associazione si rivolge alle persone dai 65 anni in su, con un raggio d’azione che comprende tutta l’area di Trieste.
Mauro Cauzer, psicologo psicoterapeuta, è il segretario generale di Aris. «Ci occupiamo di prevenzione e non assistenza- mette in luce -. Esistiamo dal 2004, siamo partiti con Kairos, un gruppo clinico di psicoterapeuti con il quale abbiamo aperto il primo centro diurno a San Giacomo assieme alla cooperativa La Quercia. Dopo ci siamo spostati all’Itis e lì abbiamo lavorato per 5 anni. Ma ci siamo accorti che la questione non era solo clinica, ma anche sociale. Ci sono degli stereotipi che condannano l’anziano ad essere un peso e un emarginato per la società e noi abbiamo deciso di combatterli. Pensiamo che l’anziano abbia un patrimonio di esperienze che può tramandare agli altri».
Lo sportello in ospedale
Ogni mattina, dalle 9 alle 12, un volto sorridente accoglie gli over 65 in una stanza dell’ospedale Maggiore, in via Pietà 2/1. È il Centro per l’Anziano di Aris, un luogo dove si cercano di comprendere le esigenze e dove si scava tra le inclinazioni pregresse che non sono state messe in atto nella vita. Un diario di bordo, a disposizione dei volontari che si alternano nella turnazione, permette il passaggio delle consegne. Silvia è una volontaria storica. «Qui ci occupiamo dell’accettazione delle persone, del contatto con gli psicologi, diamo appuntamenti e prepariamo le schede della prima visita con i dati personali, gli interessi e le eventuali malattie». Silvia ricorda una vicenda che l’ha colpita particolarmente. Un giorno, mentre si trovava in turno, si presentò allo sportello un uomo che in un primo momento non riuscì a collocare. «Quando mi ha dato nome e cognome l’ho riconosciuto, era un mio compagno di scuola. Era molto agitato e mi ha raccontato la sua storia. Alla fine mi ha fatto un sorriso e poi è venuto ancora qualche volta per parlare il martedì, quando ci sono io, anche se non sono riuscita a coinvolgerlo nelle nostre attività».
I test sulla memoria
«Dai 50 anni in poi, perdiamo circa 8 milioni di neuroni al giorno. Questo è un test che andrebbe fatto come gli altri, come le analisi del sangue», spiega il dottor Cauzer. Una delle proposte scientifiche più valide elargite dall’associazione è lo screening generale della memoria che viene somministrato gratuitamente, e su appuntamento, negli spazi del Centro per l’Anziano. Il tutto grazie alla disponibilità offerta da 5 psicologi. «Se ci sono dei problemi, possibili indizi di demenza - dice il segretario generale - prepariamo una risposta scritta che verrà inviata al medico di base, per ulteriori accertamenti come una tac o una risonanza magnetica. E per vedere se ci sono delle zone che sono state danneggiate». In questo modo è possibile rallentare il decorso della malattia e cercare di conservare il più a lungo possibile le risorse della persona. Si tratta di un test che dovrebbe durare 30 minuti, ma in genere i tempi sono più ampi. «Spesso le persone che incontriamo si fermano a parlare delle problematiche e della solitudine ma anche dei ricordi della guerra», dice ancora il segretario Cauzer.
Il Circolo
Il centro di aggregazione di via San Francesco è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 15.30 alle 19. Le attività che vengono organizzate al suo interno sono varie: vanno dal burraco alla lettura condivisa, dalla recitazione all’enigmistica, fino alla pittura. E gli anziani che frequentano quotidianamente il circolo sono davvero numerosi perché qui, oltre alle lezioni e ai giochi, possono trovare uno spazio in cui dialogare e confrontarsi o semplicemente passare il tempo in compagnia. «Una delle frasi più belle che hanno detto è “finalmente ho trovato la mia seconda casa” - sottolinea Cauzer -. Sono molto contenti di venire da noi, invece di stare a casa da soli». Franca è una volontaria di Aris da 10 anni e si occupa di coordinare diverse attività legate al circolo e al Centro di via Pietà. Inoltre, proprio in questi giorni, sta organizzando una gita a Spilimbergo, alla prestigiosa Scuola Mosaicisti del Friuli e al lago del Cornino. «Abbiamo iniziato a fare questi viaggi perché c’è stata molta richiesta di aggregazione - racconta Franca -. Al ritorno sono tutti stanchi e allegri e ci ringraziano sempre con grande entusiasmo. Poi capita che ci chiamino per informarsi sulla prossima gita. Per loro è uno stimolo ad uscire. Le gite hanno dei costi bassi e il pranzo è libero». La volontaria ricorda che la gita dei prossimi giorni è stata proposta proprio da uno degli anziani. Tra i momenti esterni, Aris propone anche “i gruppi di cammino”, delle piccole escursioni collettive che permettono di socializzare e di prendersi cura di sé.
Il coro
Marinella è la responsabile del coro “Le putele dell’Aris”, completamente formato da donne. Un impegno non da poco dato che le signore si incontrano più volte alla settimana per le prove e per recarsi poi nelle microaree o nelle case di riposo dove allietano i presenti con diversi canti della tradizione popolare triestina. Marinella si dice particolarmente colpita da un’assidua frequentatrice del coro. «La conosco da tanti anni, la vedevo per strada perché abitava nel mio rione. Ora ha 90 anni e in questi mesi non ha mai perso un giorno di prove o un evento. Dice di stare sempre male, ma poi è sempre presente». Vicino a Marinella c’è Vincenza, la vice direttrice del coro che però si occupa anche di altro. «Organizzo e coordino le feste e gli avvenimenti. Anche per i matrimoni!». E proprio negli ultimi tempi Aris ha reso ancor più vivace un lieto evento: il matrimonio di due amici dell’associazione, lui di 80 e lei di 76 anni.
Il rapporto tra generazioni
Un tassello di grande valore sono le attività destinate a favorire il rapporto tra le generazioni. «È molto importante per noi- ricorda Mauro Cauzer -. Se non c’é dialogo non c’é neanche la trasmissione di esperienze». “Nonni da favola” è uno di questi percorsi, realizzato in co-progettazione con il Comune di Trieste. Prevede alcuni laboratori scolastici tenuti da over 65. «Sono persone che hanno fatto dei corsi di recitazione e di lettura espressiva. Vanno nelle scuole di Trieste a raccontare delle favole. I bambini sono entusiasti e i nonni pure». Inoltre, Aris in passato ha creato dei momenti di scambio tra giovani e anziani che hanno coltivato assieme alcuni appezzamenti in Carso: delle occasioni che vanno al di là dell’incontro culturale e agricolo perché diventano situazioni emotivamente preziose. «Ci sono diversi tipi di memoria, a breve, a medio e a lungo termine - spiega lo psicoterapeuta -. C’è però una memoria che dura più di tutti ed è la memoria affettiva. Anche per malati estremamente degenerati e disorientati, verso la fine della propria vita, l’affettività esiste sempre. Se qualcuno stringe loro la mano o tocca una loro spalla, si acquietano, grazie proprio a una trasmissione di tipo emozionale».
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