«Qui un Distretto per la nautica da diporto»

L’idea è stata rilanciata con decisione dai partecipanti al workshop “Trieste Yachting Cluster”
Paolo Giovannini, Trieste, 06/04/2013, Yacht arabo.
Paolo Giovannini, Trieste, 06/04/2013, Yacht arabo.

In Porto Vecchio il distretto per la nautica da diporto, in grado di garantire anche i servizi per i megayacht. L’idea, già valutata in altre forme nel corso degli ultimi anni, è stata rilanciata con forza durante l’ultimo incontro organizzato dal Propeller di Trieste. Non solo teoria però, perché alla riunione era presente anche un folto gruppo di operatori del settore tra i quali, visti i tempi di crisi, sembra sia dissolta ogni forma di gelosia. Il workshop - organizzato da The International Propeller Club Port of Trieste e Associazione Agenti Marittimi del Friuli Venezia Giulia nella Sala Maggiore della Camera di Commercio - era intitolato “Trieste Yachting Cluster”. Obiettivo dell’incontro è stato quello di mettere in luce potenzialità e competenze nel settore.

Sotto la guida di Fulvio Luise (presidente della sezione Yacht di Federagenti) e Paolo Malabotta (presidente del Propeller di Trieste) si sono alternati ben 11 relatori, tra i quali i rappresentanti di note realtà economiche del territorio. Piuttosto chiare le conclusioni alle quali si è giunti a fine serata: un Distretto di questo genere a Trieste esiste di fatto ma, come spesso accade in Italia, non c’è una gestione comune adeguata per sfruttare un settore (soprattutto quello dei servizi ai megayacht), che non sembra risentire della crisi e che – tra cantieri e forniture - sta già garantendo opportunità di lavoro e ricadute sul turismo. Dalle marine (Porto San Rocco e Marina San Giusto) per l’accoglienza alla collaborazione con Trieste terminal passeggeri (crociere), dall’esperienza locale nel campo delle assicurazioni alle agenzie di servizi fino alle società in grado di “ristrutturare” piccole barche a vela e megayacht come quelle riunite in Trieste Refitting System, tutti i diportisti possono trovare nel nostro territorio quanto necessario per le proprie imbarcazioni. Senza dimenticare che, come sottolineato dall’avvocato Alberto Pasino dello Studio Zunarelli, la conoscenza della nautica da diporto ha portato la nostra città ai vertici della competenza, tanto che l’attuale Codice del diporto ha trovato origine da studi portati avanti proprio a Trieste. Del resto non è più casuale, come si sarà notato anche dalle recenti cronache, la presenza in città dei meravigliosi yacht di proprietà di vip o nababbi arabi. «Il Trieste Yachting Cluster è qualcosa che attualmente è una definizione di realtà separate, ma che deve creare un intreccio di legami allo scopo di poter fare massa critica – sostengono al Propeller - allo scopo di attirare l’attenzione delle istituzioni per promuovere una catena di attività, e quindi lavoro». Per garantire una maggior capacità di aggregazione, a Trieste ci sarebbe anche un luogo ideale: il Porto Vecchio. A sottolinearlo, tra gli altri, il progettista navale Dario Peracca, sintetizzando quello che sembra essere il pensiero di molti, considerando che qualche impresa triestina aveva già provato a sondare la disponbilità dei vecchi magazzini per attività legate alla nautica da diporto. Lo stesso Peracca ha evidenziato la necessità di mantenere in vita la conoscenza delle tecniche costruttive nel campo della nautica, confrontando quanto viene fatto all’estero (dagli Stati Uniti all’Inghilterra) e quanto poco da noi: il Porto Vecchio verrebbe sfruttato egregiamente avendo spazi e magazzini adeguati a tali attività.

Riccardo Coretti

Riproduzione riservata © Il Piccolo