Raddoppiati gli utenti malati presi in carico dall’AsuiTs
È bastato un biennio perché raddoppiassero gli utenti malati di gioco d’azzardo, cosiddetto lecito, in carico all’Azienda sanitaria: erano 98 nel 2016, sono diventati 135 nel 2017 e addirittura 181 lo scorso anno. «Le slot machine sono il nemico più diffuso», afferma Giulia Generoso Quartarone, dirigente psicologa del team del Centro per la prevenzione e cura del gioco patologico. Centro, indicato con la sigla Gap, di cui è referente Alessandra Pizzolato, e che rientra nella struttura complessa Dipendenze comportamentali e da sostanze legali del Dipartimento delle Dipendenze, diretto da Roberta Balestra.
Il primo passo per curarsi è ammettere di aver bisogno d’aiuto. Quello che si può ricevere varcando la soglia del civico 5 di via Ralli, nel parco di San Giovanni (l’accoglienza è dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 o telefonando allo 0403997375). Spesso, sono anche gli stessi operatori a intercettare sul territorio chi è sull’orlo del precipizio. Altre volte sono i famigliari a condurre nella struttura il parente. L’utenza che si rivolge al centro ha un profilo abbastanza definito: l’80% sono maschi, l’età media è di 50 anni.
Negli ultimi due anni il 90% dei giocatori è riuscito a curarsi senza avere ricadute. Il percorso per disintossicarsi però non è breve. «L’equipe – chiarisce Generoso -, formata da medico, psicologo, assistente sociale ed educatore, propone un tipo di trattamento individuale o di gruppa di un anno, cui partecipano anche i famigliari. A questi ultimi sono dedicati anche percorsi specifici. Gli utenti s’incontrano due volte al mese con i parenti. Poi una volta alla settimana si riuniscono solo i giocatori». A questa attività si affiancano i laboratori di psicoterapia psicocorporea e le didattiche sanitarie per comprendere meglio la patologia. Durante l’anno poi si organizzano anche delle uscite collettive per distogliere l’attenzione dal gioco. —
B.M.
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