Radin: «Non c’entro con i traffici di rifiuti»

Il titolare della Petrol Lavori si difende: «La mia società ha solo lavorato nei cantieri di Messina»

«Non ho nulla a che fare con la vicenda che riguarda la Palumbo Spa. Il mio coinvolgimento è dovuto esclusivamente alla circostanza che in un periodo limitato di tempo la mia società ha operato nel cantiere navale della Palumbo Spa. Ribadisco che tutte le fasi dello smaltimento erano per contratto demandate esclusivamente alla Palumbo che ne percepiva il compenso».

Così si difende Walter Radin, 57 anni, l’amministratore unico della Petrol Lavori finito ai domicilari. L’imprenditore triestino è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare del giudice messinese Massimiliano Micale nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei vertici della Palumbo Spa, la società finita nella bufera giudiziaria per lo smaltimento illecito di sabbiature all’interno del poerto della città siciliana.

«Dimostrerò l’estraneità ai fatti che mi vengono contestati», ha affermato in una lettera Radin. Che precisa: «La mia società si avvale di apposita azienda di consulenza ambientale, proprio per la giusta e complessa normativa inerente lo smaltimento dei rifiuti».

L’imprenditore triestino che dà lavoro a 400 persone è stato interrogato per rogatoria dal giudice Luigi Dainotti. Osserva il difensore, l’avvocato palermitano Massimo Sansone: «Da un’attenta analisi dell’ordinanza si evince che la Petrol Lavori, proprio in virtù della disciplina contrattuale, non era neanche abilitata e autorizzata dal cantiere committente a toccare i predetti rifiuti al di fuori dello stoccaggio temporaneo degli stessi. Lo stesso Radin ha fornito il contratto di fornitura sottoscritto con la Palumbo dal quale si evince che lo smaltimento delle sabbiature esauste saranno esclusivamente a carico della società committente».

Nei prossimi giorni la parola passerà ai giudici del Tribunale del riesame ai quali si è appellato il difensore di Walter Radin. Per ora le accuse comunque rimangono. Si tratta di concorso in traffico illecito organizzato di reati ambientali avvenuto «mediante una serie indeterminata di trasporti e sversamenti presso siti sconosciuti di ingenti quantità di materiale abrasivo di scarto». (c.b.)

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