Ramondino: «Pesano le troppe palle perse. Ma non è finita»

TRIESTE. Marco Ramondino si presenta in sala stampa a pochi minuti dalla sirena finale. Serenità e fair play: la capacità di analizzare con lucidità una sconfitta maturata nelle ultime battute del...

TRIESTE. Marco Ramondino si presenta in sala stampa a pochi minuti dalla sirena finale. Serenità e fair play: la capacità di analizzare con lucidità una sconfitta maturata nelle ultime battute del match fa parte dello stile dell'allenatore avellinese. «Complimenti a Trieste che ha giocato una partita di grande intensità- sottolinea - e che ha saputo chiudere in crescendo una sfida così tirata. Da parte nostra cose positive e qualche aspetto da rivedere. Di buono c'è stato il nostro atteggiamento complessivo e la capacità di ricucire sempre i tentativi di allungo che l'Alma ha cercato di fare nel corso della partita. Poi però è giusto fermarsi ad analizzare quello che non è andato. Direi che la nostra produzione offensiva- continua Ramondino- non è stata sufficiente per pensare di poter vincere su un campo difficile come questo». Spazio per qualche recriminazione, in casa Novi Più. Il finale di primo tempo, con Casale avanti 43-30, ha ridato fiato a Trieste consentendole di rientrare negli spogliatoi con un passivo accettabile. «Avremmo potuto gestire meglio quei minuti - concorda Ramondino - ma non lo considero un passaggio chiave della partita. Pesano piuttosto le sette palle perse del primo tempo e le dieci della seconda parte di gara. Palloni che hanno dato vita a canestri facili da parte di una squadra che è maestra nello sfruttare quel tipo di situazioni». In un match deciso dagli episodi ha pesato l'infortunio di Tomassini. Play titolare e anima della squadra. Difficile dire come sarebbe finita con lui in campo, ancor più difficile capire se potrà rientrare nella serie.

«Le sue condizioni non le conosco- conclude Ramondino- in ogni caso qualcosa ci inventeremo. Abbiamo un gruppo in grado di sopperire alle assenze, non dovesse rientrare faremo senza di lui».

Lorenzo Gatto

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