Rateizzazione di due anni La soluzione del Comune sulla tassa pubblicitaria

Una rateizzazione a lungo termine e una verifica puntuale di ogni singolo caso. Appurato che gli avvisi di accertamento esecutivo relativi all’Imposta comunale sulla pubblicità non possono essere annullati, l’amministrazione municipale andrà incontro agli operatori economici che hanno ricevuto la richiesta di pagamento permettendo, a chi vorrà, di dilazionare l’Icp su due anni. L’eventuale richiesta di rateizzazione andrà motivata e, in ogni caso, comporterà il versamento dell’intera somma e non consentirà di usufruire, quindi, dello “sconto” di un terzo previsto per chi salda entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso.
In sintesi è questo quanto emerso dalla riunione operativa organizzata ieri mattina per fare il punto della situazione dopo la ridda di proteste seguite alle richieste di pagamento per le vetrofanie.
Dal Comune spiegano che la legge non può essere ignorata. Il tributo è regolato da leggi nazionali e una sua cancellazione è impossibile. L’imposta deve essere riscossa, pena un intervento della Corte dei Conti che potrebbe ipotizzare un danno erariale. Una volta pagato, però - ribadiscono da piazza Municipo -, l’accertamento può essere impugnato.
«Il momento è molto difficile anche per le aziende locali- rimarca il sindaco Rodolfo Ziberna - e fin dall’inizio dell’epidemia abbiamo cercato di fare il massimo per sostenere l’economia cittadina e stiamo continuando a farlo ma ci sono normative e soggetti delegati cui non possiamo andare contro. Sono state date disposizioni affinché ogni caso venga analizzato dettagliatamente e si verifichi se sono stati commessi eventuali errori in fase di accertamento. Deve essere chiaro che non si tratta di decisioni politiche, perché, in tal caso, si sarebbe potuto azzerare tutto, bensì di normative da rispettare. Ciò che possiamo fare è di dare disposizione al concessionario di effettuare la rateizzazione, su richiesta, degli importi oggetto di accertamento definitivo».
Sulla stessa lunghezza d’onda si trova l’assessore comunale al Bilancio Dario Obizzi che sottolinea come il Comune «ritenendo doveroso rispondere alle questioni sollevate dagli operatori economici è intervenuto in prima persona per cercare di chiarire ogni singolo caso e di individuare soluzioni per ridurre il più possibile i disagi».
La ricognizione di aggiornamento eseguita dalla Step srl sul database esistente ha evidenziato circa 300 difformità. Ciascuna situazione è diversa dalle altre e, fanno sapere dal Comune, c’è stato anche chi ha continuato a pagare insegne che invece erano state rimosse. In ogni caso, dal momento che, per definizione, le norme sono interpretabili, la volontà è di valutare caso per caso le varie difformità.
In questa vicenda, gli operatori economici hanno sempre sostenuto la volontà di pagare ciò che va pagato, ma hanno contestato il metodo e il momento scelto dal nuovo ente riscossore per inviare gli avvisi. Su questo punto è emerso però che la verifica andava eseguita entro l’anno e che gli uffici comunali avevano informato i commercianti avvisandoli dei prossimi controlli sulle insegne e sugli allestimenti delle vetrine. —
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