Rebus indice di contagio, la regione resta in bilico tra serrate e misure soft

Attesa per la classificazione in base alla soglia di rischio. Fedriga invoca regole uniformi e attacca ancora Roma: «Dà autonomia quando c’è già il caos» 

TRIESTE. Il Friuli Venezia Giulia è in bilico. L’indice di contagio registrato sul territorio pone la regione sul crinale tra le zone a medio rischio e quelle che stanno evolvendo più velocemente verso il famigerato Scenario 4, ovvero il lockdown. Sarà il Comitato tecnico scientifico a decidere oggi pomeriggio quali restrizioni ulteriori potrebbero essere dunque applicate al Fvg, oltre a quelle che il governo imporrà a tutta Italia nel nuovo Dpcm previsto per stasera.

Prosegue intanto lo scontro a distanza tra il governo e i presidenti di Regione, con le parti che si rimpallano la responsabilità di mettere la faccia sulle limitazioni aggiuntive da imporre nelle aree del paese più esposte al Covid-19. Massimiliano Fedriga sposa la linea dei governatori, che chiedono provvedimenti uniformi assunti da Roma. Il leghista accusa l’esecutivo giallorosso di concedere «autonomia quando non sanno più gestire la situazione». Un’autonomia che per la verità le Regioni (di ogni colore) hanno però a loro volta rivendicato solo quando in primavera si è cominciato a parlare di riaperture.

Nessuno vuole prendersi la patata bollente di avviare la più pesante stretta invocata da scienziati e sanitari. Il passo è difficile anche per Fedriga, sceso in piazza con le categorie in risposta all’ultimo Dpcm. Dopo la prima riunione della Conferenza Stato-Regioni ieri mattina, non si è mai tenuto il pur previsto vertice pomeridiano. «Tutto in alto mare», dice Fedriga, che non esclude che il premier Giuseppe Conte oggi decida di procedere unilateralmente davanti al muro delle Regioni. Il primo ministro indicherà tre fasce di rischio, ciascuna con delle limitazioni obbligatorie, in aggiunta alle misure del Dpcm valide per tutti: coprifuoco in orario serale, mezzi pubblici con capienza dimezzata, didattica a distanza per le superiori e forse parte delle medie, limiti alla mobilità fra regioni, musei chiusi e centri commerciali fermi nei weekend e festivi.

Dipenderà dall’indice Rt, che indica l’andamento dei contagi. Al 30 ottobre, il Fvg aveva un valore di 1,5 contro una media nazionale dell’1,7 e punte in Piemonte (2,16) e Lombardia (2,09). Attualmente la regione è decima nella triste classifica e proprio il valore di 1,5 rappresenta la soglia per essere considerati territorio a rischio. Ne deriverebbe la necessità di una stretta ulteriore, che tuttavia non si sa ancora in che provvedimenti possa tradursi in aggiunta al Dpcm.

Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, il Fvg fa parte delle «undici regioni da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata». Sempre per l’Iss, inoltre, già un Rt superiore a 1,5 è da “zona rossa” e dovrebbe corrispondere a lockdown e chiusura delle scuole, ma è più probabile che questo scenario tocchi per ora solo a Piemonte, Lombardia e Calabria. Se il Cts dovesse optare per misure provinciali, Trieste potrebbe avere a sua volta un trattamento diverso dal resto della regione, perché l’assenza di un territorio esteso oltre il centro urbano alza le statistiche e pone l’area provinciale al dodicesimo posto in Italia nel rapporto fra contagi e residenti. Il Fvg sembra invece destinato a essere inserito nella fascia intermedia, sebbene i livelli non eccessivi di occupazione delle terapie intensive facciano sperare la Regione di venire collocata tra i territori che non necessiteranno per ora di un inasprimento del Dpcm.

«Sono state avanzate proposte sulle misure generali – dice Fedriga – ma non si sa ancora quali territori saranno coinvolti da maggiori restrizioni, secondo il parere del Cts. Difficile commentare, perché non sappiamo nemmeno se si ragionerà su base regionale, provinciale o comunale. Il Fvg? Il Cts è stato convocato alle 16 e attendo». Al pari dei colleghi, il governatore vuole «un coordinamento nazionale delle misure, ma le nostre proposte non mi sembra siano state recepite». Fedriga attacca: «Il confronto con le Regioni funziona poco. Facciamo scaricabarile? Ti danno l’autonomia quando non sanno più gestire la situazione. Un vero paese federale come la Germania ha visto governi e Land coordinare le misure. Da noi invece si gioca a chi rimane fregato. Ribadisco la disponibilità alla collaborazione, ma non bisogna stare agli ordini di Roma».

La deputata del Pd Debora Serracchiani difende il governo: «Occorre il giusto equilibrio tra decisioni nazionali e situazioni territoriali obiettivamente diverse». Toni meno ecumenici per il consigliere regionale dem Diego Moretti: «Fedriga faccia pace con sé stesso. Una settimana fa Fedriga ha cavalcato le legittime proteste di alcune categorie, chiedendo misure diverse a livello regionale a seconda dei dati epidemiologici. Ora che il governo potrebbe prendere tale strada, chiede misure uniche a livello nazionale». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © Il Piccolo