Record di profughi, 67 arrivi in due ore

Domenica: zero richiedenti-asilo. Ieri alle 9: quarantanove rintracci fra stazione ferroviaria e linea confinaria con la Slovenia. Ieri, alle 10.30: ulteriori arrivi per un totale di 67 profughi di nazionalità afghana e pakistana giunti in città.
Scatta l’allarme rosso. Sessantasette arrivi in un paio d’ore non si erano mai registrati a Gorizia, neppure nei momenti più difficili dell’emergenza. Significa che la situazione, se non gestita prontamente, rischia di precipitare.
La preoccupazione
del Comune
Il sindaco Ettore Romoli lo sa e invierà questa mattina una nuova lettera al ministro degli Interni Angelino Alfano affinché si affronti «di petto» la questione. A preoccupare è il fatto che i migranti arrivano (o, almeno, hanno dichiarato di essere arrivati) dalla Germania. Respinti o, comunque, non desiderati da quello Stato, tendono a venire dalle nostre parti. E là ce ne sono tanti, tantissimi. «Prendono il treno, passano il Brennero, arrivano a Milano. In quella città, c’è qualcuno che li indirizza a Gorizia. Questo è lo schema trito e ritrito», allarga le braccia il primo cittadino.
Morale della favola? Con le strutture di accoglienza tutte “traboccanti” di persone, i migranti tornano a dormire al Parco della Rimembranza, qualcuno ha ricominciato a costruire baracche lungo le rive dell’Isonzo. Un film già visto. «La situazione sta diventando insostenibile - scandisce il sindaco Romoli -. È inutile cercare soluzioni di fortuna. I richiedenti asilo devono essere allontanati così come avviene nelle città del Sud in cui ci sono gli sbarchi via mare. Noi siamo una terra di approdo, non di permanenza. Tenerli qui è una follia e cercherò di spiegarlo al ministro Alfano che si è sempre dimostrato sensibile alle istanze goriziane».
Prefettura
scoraggiata
La Prefettura? Non sa che pesci pigliare. «Non nascondo che siamo scoraggiati», commenta senza troppi giri di parole il viceprefetto vicario Antonino Gulletta. «Abbiamo cercato soluzioni di ogni tipo. Stiamo verificando se c’è la disponibilità di qualche capannone ma non c’è verso di trovarne uno pronto all’uso. Serve una strategia centrale perché il rischio è che questi flussi aumentino ancora».
Secondo un calcolo, necessariamente ancora “spannometrico”, della Prefettura i migranti non coperti da convenzione e cioé senza un tetto e senza una sistemazione andrebbero dai 180 ai 200. «La Caritas diocesana sta svolgendo un’opera encomiabile - aggiunge il dottor Gulletta -. Ma ho parlato qualche minuto fa con il direttore don Paolo Zuttion e mi ha confessato che non riescono più a reggere questi numeri. Le strutture sono sature e i flussi sono inarrestabili. Per fortuna, il tempo ci sta dando una mano: di notte scendono le temperature ma, quantomeno, non piove e questo rende più sopportabile la permanenza all’addiaccio».
La pertinenza
al Parco Basaglia
Intanto, è caccia alla struttura. Considerato che il quartiere fieristico è destinato a restare chiuso (ne parliamo più diffusamente nel servizio più basso con il “no” motivato del presidente della Cciaa, Madriz) resta in campo la proposta, già formulata qualche settimana fa dalla Provincia per bocca del consigliere provinciale Stefano Cosma, che porta all’utilizzo di una pertinenza al Parco Basaglia. «Ma è necessario che sia la Prefettura a chiedercela», annota Cosma.
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