Recuperare la fiducia (insieme con il latino)

Mirko è stato il primo a tornare, il primo della sua classe a varcare nuovamente il portone dell'istituto dalla fine di febbraio, quando la scuola era stata chiusa. Si è tinto i capelli di arancione: se l'avessi incrociato per strada, probabilmente avrei stentato a riconoscerlo. Sono cominciati i corsi di recupero, e lui, prima di iniziare la seconda liceo, deve recuperare alcune carenze in latino. Agli scrutini di giugno la preside ci aveva raccomandato di assegnare questi corsi il meno possibile, solo in casi eccezionali, perché ancora erano molte le incognite sugli aspetti organizzativi del mese di settembre. Però a Mirko non abbiamo potuto fare a meno di certificare questa insufficienza, perché nel secondo quadrimestre non era riuscito a prendere neanche un voto positivo. Eppure è un ragazzo sveglio e intelligente. Ma è uno di quelli che durante il lockdown sono entrati come in letargo. Alle lezioni online si collegava puntualmente, ma vedevi che faceva fatica a interagire con i docenti e con gli stessi compagni, come se il computer fosse una scatola capace di ingabbiarlo. Per questo tornare a scuola in presenza, per lui come per tanti ragazzi, è un aspetto fondamentale.
Seppure indossando la mascherina e a debita distanza (nell'aula siamo solo lui ed io, e quindi possiamo permetterci ben più del canonico metro di separazione), provo a rompere il ghiaccio, a riannodare i fili di un discorso interrotto mesi fa. Parliamo del più e del meno. «Come sono andate le vacanze? dove sei stato? che cosa hai fatto di bello?», gli chiedo. Lui mi racconta della Sicilia, dove ha dei parenti (suo padre è nato lì), delle settimane trascorse al mare, degli amici ritrovati. Ho l'impressione che l'estate gli sia servita a superare le tristezze e le paure del lockdown, a rompere quella corazza in cui, senza accorgersene, si era rinchiuso: come del resto - in questa difficile, inedita esperienza - è capitato a tanti di noi. Forse il nuovo colore dei capelli è proprio il segno di un risveglio.
Mi viene da pensare che sarebbe bello poter riservare una simile accoglienza - personale, individuale - a ciscun ragazzo, non solo a chi ha da recuperare una materia... Mi riprometto di trovare, con tutta la classe, dei momenti in cui ognuno di loro possa esprimersi sul piano personale: è sempre importante, ma mai come oggi questo mi sembra un passaggio ineludibile. Per una vera ripartenza. Per una scuola in cui ognuno si senta di nuovo a casa.
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