Regione e autonomie locali rilanciano il bilinguismo

Pola

Una ciambella di salvataggio per il bilinguismo, molto zoppicante in Istria nonostante le precise disposizioni sulla carta, è stata lanciata dalla responsabile del Dipartimento regionale per la Comunità Nazionale Italiana e gli altri gruppi etnici della regione Tea Batel. Si tratta - secondo la definizione ufficiale - dell’Accordo di collaborazione per la promozione della lingua e della cultura italiane, e lo hanno firmato nella sede della Comunità degli italiani i vertici della Regione e i rappresentanti delle 18 autonomie locali bilingui della penisola. Come spiegato dalla stessa Batel, il documento prevede una serie di attività e iniziative intese a rilanciare l’uso della lingua italiana, che negli ultimi tempi è sempre meno presente nell’uso pubblico e ufficiale soprattutto nell’Istria meridionale, partendo dall’applicazione delle norme statutarie a livello regionale e locale.

«Intendiamo promuovere il bilinguismo - ha detto Batel - anche tramite il finanziamento di iniziative di interesse comune fino al 2023. Saranno organizzati laboratori di lingua italiana destinati ai bambini degli asili croati, corsi di perfezionamento in lingua italiana per insegnanti e docenti di italiano nelle scuole elementari e medie superiori croate nonché corsi di italiano per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche». Previsto inoltre «il lancio di brevi spazi informativi in lingua italiana su tutte le emittenti televisive locali della penisola».

All’Accordo hanno aderito le Città di Pola, Parenzo, Rovigno, Cittanova, Umago, Dignano e Buie nonché i Comuni di Verteneglio, Fasana, Castellier-Santa Domenica, Lisignano, Portole, Fontane, Visinada, Grisignana e Orsera. Parlando a nome dei sindaci, Boris Miletić ha sottolineato che indubbiamente il bilinguismo costituisce la più grande ricchezza dell’Istria e dei suoi cittadini. Il sindaco di Pola ha anche ricordato la lunga battaglia portata avanti e vinta dalla Regione agli inizi degli Anni Novanta dello scorso secolo contro il potere centrale, che non aveva gradito lo Statuto regionale in quanto ritenuto troppo generoso nei confronti della Comunità italiana. In seguito a intervenire era stata la Corte costituzionale. «Faremo il possibile - ha aggiunto ancora Miletić - affinché l'Istria continui a essere un luogo tranquillo e unico». Ha preso la parola anche Fabrizio Radin, presidente della Regione facente funzione: «L’Accordo firmato - ha commentato - può essere considerato come un vaccino contro la globalizzazione e la standardizzazione della cultura, che permetterà una migliore comprensione delle diversità. Sono convinto che il documento firmato non avrà solo valore simbolico ma anche pratico, e sarà in grado di scongiurare la marginalizzazione e la scomparsa della lingua italiana in Istria». —



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