Regione, più concertazione

Esprimiamo come Uil grande perplessità per i toni che ha assunto la polemica sulla realizzazione in regione di alcuni importanti impianti industriali, quali il cementificio di Torviscosa e il rigassificatore di Trieste.


Le modalità che la Regione Friuli Venezia Giulia ha adottato per confrontarsi con la cittadinanza, con le comunità locali e con le parti sociali sono risultate quantomeno imprudenti e a tratti autoreferenziali. Meglio sarebbe stato che si procedesse fin da subito all’attivazione di opportune sedi di concertazione e partecipazione, finalizzate ad un approfondimento delle varie opzioni in campo. Trincerarsi dietro un freddo e formale richiamo alle procedure di legge infatti non basta: a una istituzione elettiva qual’è la Regione si richiede di indicare ai cittadini la strategia di politica economica e ambientale che si intende perseguire. Da questo punto di vista le due proposte del cementificio e del rigassificatore non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.


Di cementifici in regione ce ne sono già molti e non ci sembra che la costruzione di un nuovo impianto possa offrire alla Bassa Friulana e alla regione tutta vantaggi sufficienti a compensare gli eventuali danni all’ambiente e alla qualità della vita. Viceversa la costruzione di un rigassificatore a terra nell’area ex Esso nel golfo di Trieste comporterebbe grandi vantaggi sia per l’ambiente che per lo sviluppo industriale e occupazionale.


Vari sono i motivi per cui lo affermiamo: l’approvvigionamento di gas metano costituirà in futuro un’alternativa sempre più valida ai derivati del petrolio, riducendo le emissioni inquinanti nell’atmosfera; realizzare l’impianto consentirebbe di bonificare un’area pesantemente inquinata, che tale invece resterebbe in assenza di un investimento privato; le attività industriali che si potrebbero generare con la catena del freddo collegata all'impianto assicurerebbero diverse centinaia di posti di lavoro, probabilmente sufficienti anche ad assorbire l’eventuale chiusura della Ferriera di Servola; l’importazione attraverso il nostro territorio di ingenti quantità di gas consentirebbe un forte abbattimento delle tariffe dell’energia per le famiglie e l’incasso di introiti fiscali che potrebbero essere finalizzati allo sviluppo e al welfare.


Fermo restando che la sostenibilità ambientale di questa iniziativa va attentamente verificata rispetto ai parametri di legge, per renderla anche compatibile con gli interessi e la percezione dei cittadini è indispensabile che l’ente pubblico sappia spiegare e convincere delle proprie buone motivazioni, abbandonando atteggiamenti talora arroganti. Una politica industriale compatibile con l’ambiente è possibile e necessaria, ma ha bisogno di istituzioni responsabili e di ampia concertazione. In carenza di questo, le decisioni vengono consegnate all’emotività e alla protesta di piazza, che purtroppo non è in grado di proporre alternative adeguate per lo sviluppo e il miglioramento dell’ambiente.
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