Renzi: «Ecco 150 milioni all’anno per un grande centro di ricerca»

di Andrea Di Stefano
MILANO
Expo, l’impegno continua. E il presidente del consiglio Matteo Renzi ha voluto metterci la faccia ieri con un intervento di 54 minuti sul palco del Piccolo Teatro davanti a tutte le istituzioni politico, accademiche e economiche non solo di Milano ma del Nord Ovest. Si chiamerà Human Technopole-Italy 2040, il progetto da 150 milioni di euro l’anno la cui gestione è stata affidata dal governo all’Istituto italiano di tecnologia di Genova, fondazione finanziata dal governo e diretta dal fisico Roberto Cingolani, con il supporto dell’Institute for international interchange di Torino e della Edmund mach foundation di Trento.
Da subito nel polo “Italia 2040” delineato da Renzi potrebbero lavorare «fino a 1.600 persone – ha detto il premier – grazie al progetto che è il tributo che il governo paga al lavoro di qualità fatto da Milano e dall’Expo».
Nel dettaglio, secondo quando delineato dal premier, il polo conterrebbe un «nucleo di sei laboratori iniziali logisticamente e tematicamente divisi in oncogenomica, neurogenomica, cibo nutrizione, sviluppo dei big data, software e bioinformatica, impatto socioeconomico per lanciare un ponte tra la parte scientifica e predittiva anche per altri settori».
Renzi ha volutamente lasciata aperta la porta a tutti i soggetti che vogliono dare il loro contributo ma ha lanciato anche un monito: «Il governo è pronto a investirci da venerdì 150 milioni l’anno per dieci anni, ma non può essere consegnato in alcun modo ai campanilismi perché il ruolo di Milano come capitale culturale dovrà essere non solo la locomotiva d’Italia, ma d’Europa».
Il presidente del consiglio ha rivendicato il progetto Human Technopole come una visione del futuro: «Per anni ci hanno detto che noi eravamo solo quelli della rottamazione ma che non avevano una visione e un’idea strategica del Paese, dopo un anno e mezzo è chiaro che c’è un progetto organico di riforme», ha detto Renzi. «Steve Jobs – ha aggiunto – ha vinto la sua battaglia perché ha fatto una cosa facile e bella, l’iPhone è il primo telefonino senza manuale di istruzioni» e così deve essere l’Italia «facile e bella», ma per esserlo «ha bisogno di progetti di eccellenza mondiali, non può limitarsi a essere una fiera, un evento, un singolo momento».
Le dimensioni del progetto, una sorta di Silicon Valley tricolore, richiede il coinvolgimento degli atenei milanesi, tra cui l’Università Statale, il Politecnico e la Bocconi, e partner privati come Ibm Watson lab, Google, Weizmann institute, European molecular biology laboratory, Ferrero, Bayer, Nestlè, Dupont, Barilla e Novartis. La nuova realtà per nascere avrà bisogno di 200 milioni di euro ma andrebbe a occupare solo una parte (70mila metri quadrati) degli oltre 500mila metri quadrati di nuovi edifici da costruire. La porzione maggiore (215mila metri quadrati) sarà riservata al campus dell’Università Statale (540 milioni l’investimento) e agli alloggi per gli studenti.
Le prime risposte ieri sono state positive anche dai più critici come il leghista presidente della Regione, Roberto Maroni: «Siamo pronti a discutere su questo progetto. Coinvolgiamo tutti, benissimo, sono pronto da domani a sedermi al tavolo con il governo e discutere. Mi pare che in questo senso oggi ci sia stata un’apertura. Se c’è questa disponibilità noi siamo pronti a collaborare, a rafforzare il progetto, non per metterci il campanile o la bandierina, ma per metterci le eccellenze che ci sono».
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