Residenti in rivolta per la chiusura del ponte Cucchini

FIUMICELLO. La chiusura del ponte sul canale Cucchini, che dalla provinciale Grado-Monfalcone porta a Fiumicello, ha scatenato l’ira di cittadini. Agricoltori, automobilisti di passaggio e gestori...

FIUMICELLO. La chiusura del ponte sul canale Cucchini, che dalla provinciale Grado-Monfalcone porta a Fiumicello, ha scatenato l’ira di cittadini. Agricoltori, automobilisti di passaggio e gestori delle attività che si trovano a Fiumicello e Fossalon di Grado, ieri mattina, dopo giorni di tensione, hanno incontrato, in municipio, alla presenza dei rappresentanti di Coldiretti e Cia, il sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel. Il primo cittadino spiega l’antefatto.

«La Provincia di Gorizia, oltre all’adeguamento funzionale con riqualificazione dell’impalcato del manufatto – chiarisce - è stata costretta ad effettuare una manutenzione straordinaria. L’intervento non era previsto e pertanto, in attesa di reperire i fondi, i lavori sono stati momentaneamente sospesi. Quando il ponte riaprirà, si pensa prima delle feste natalizie, potranno transitare soltanto le automobili e non i mezzi agricoli e quelli pesanti in quanto il ponte non può sostenere la loro portata». La soluzione, proposta dal Comune di Fiumicello, dalla Cia e dalla Coldiretti, è un ponte provvisorio. «Lunedì – fa sapere Scridel - invieremo alla Regione, dopo esserci confrontati con l’assessore regionale Shaurli, la richiesta di provvedere all’installazione di una struttura provvisoria, che consentirà il passaggio dei mezzi agricoli, in attesa di una soluzione definitiva. Mi sono interfacciato anche con l’assessore ai lavori pubblici della Provincia di Gorizia. Si sono già attivati per reperire i fondi necessari a completare l’opera. Entro la prossima settimana forniranno al Comune di Fiumicello un cronoprogramma aggiornato». I cittadini sono preoccupati. Gli affari vanno male. Lo storico ristorante albergo Al Ponte, sta perdendo la clientela. «Sono stata costretta a chiudere l’attività durante la settimana, tengo aperto solo sabato e domenica – si lamenta Barbara Ronchese -. Siamo in ginocchio. Se dovessi chiudere resteranno a casa otto persone, i miei dipendenti. I clienti, per raggiungerci, sono costretti ad allungare la strada di oltre 15 chilometri, preferiscono andare altrove. I mezzi agricoli devono fare un giro assurdo per raggiungere Fiumicello, con conseguente aumento dei costi. Vogliamo essere messi nelle condizioni di poter lavorare». (e.m.)

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