«Resterà da valutare la solidità delle aziende»

Giuseppe Graffi Brunoro dell’Abi: «Adesso sarà più agevole anticipare un credito alle imprese»

«Con il certificato di credito dell’ente pubblico per una banca sarà più agevole anticipare un prestito alle imprese, ma resterà sempre da valutare il “merito creditizio”. Se un’azienda zoppica e non dà certezza che fra un anno quella carta si trasforma in soldi... Se una impresa è a rischio di fallimento, la banca i soldi non li darà, anche di fronte al certificato del Comune che non può pagare. E non basta dimostrare un appalto grosso. Non è un appalto che salva un’azienda». Ecco il punto di vista delle banche di fronte all’innovazione di emergenza che il Comune, sulla scorta di un decreto Monti, si appresta ad allestire per far fronte ai lavori pubblici che le casse vuote gli impediranno da qui in avanti di saldare con soldi veri.

A spiegare l’altro lato della medaglia è Giuseppe Graffi Brunoro, presidente dell’Abi regionale. Che considera buono e valido quel “pagherò” con cui gli imprenditori non pagati potrebbero presentarsi agli sportelli bancari, ma toglie ogni illusione di salvezza garantita. «Le banche - rammenta - prestano soldi confidando nella restituzione, e di solito fanno anticipazione sul credito a 60, 90, 120 giorni, che è un rischio ragionevole perché in un tempo così breve la situazione del debitore resta sotto controllo, ma con le amministrazioni pubbliche è diverso: pagano in 6 mesi o un anno, più tempo intercorre e più difficile è fare previsioni sul grado di “merito creditizio” dell’impresa, cioé sulla sua solidità finanziaria. Prestare soldi a un anno? - dice Graffi Brunoro con dura sincerità - Solo a un’azienda veramente solida. E in questo momento praticamente non ce ne sono».

Così le imprese con in mano il “pagherò” del Comune verranno sottoposte a ecografie ancora più approfondite («chiediamo i bilanci anche di 5 anni»). E la fuoriuscita di contante potrebbe essere razionata sulla base della situazione: «A fronte di un credito di 100 - aggiunge il presidente dell’Abi - potrei fare un prestito di 95 o 90 se l’azienda è molto solida, ma di 60, 50 o meno ancora a quella più in difficoltà, oppure potrei anche non dare niente, perché il rischio non vale la candela. Poi tutto dipende dalla propensione al rischio di ogni singola banca. Quando accetta maggior rischio, se lo fa anche pagare». Cioé i tassi crescono. E se qualcuno volesse cambiar banca, per tentare miglior sorte? Graffi Brunoro: «La prima cosa che direi al nuovo cliente sarebbe: come mai non va nella banca sua? Sarebbe un brutto campanello d’allarme». (g. z.)

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