Riacciuffato il fuggiasco aveva ucciso la fidanzata incinta all’ottavo mese

Spalato

Era riuscito a fuggire mentre lo riportavano in manette dall’aula del tribunale alla struttura carceraria di Bilice, ma dopo poche ore è stato riacciuffato, nel corso di una spettacolare operazione degna dei migliori film polizieschi.

Branimir Caleta, 36 enne residente nel comune dalmata di Marina, è così ritornato al regime di carcerazione preventiva disposto il 5 luglio 2019, nell’attesa della sentenza al processo che si sta celebrando al Tribunale regionale. È accusato di aver ucciso la sua fidanzata Ganna Kitaeva, cittadina ucraina, mentre era all’ottavo mese di gravidanza. Dopo l’udienza nell’aula dibattimentale, due guardie carcerarie lo avevano preso in consegna per riportarlo nel furgone cellulare, con destinazione finale il carcere.

A un certo punto, approffittando di un attimo di distrazione delle guardie, era però riuscito a scappare con le manette ai polsi, senza fermarsi nemmeno agli spari in aria dei due agenti, che si erano quindi messi vanamente a corrergli dietro per cinque minuti. Poco dopo è scattata la caccia all’uomo, anche con l’impiego delle unità cinofile della polizia. Trattandosi di un presunto omicida, e perciò persona pericolosa, nulla è stato lasciato al caso: tutte le uscite della città di Spalato sono state poste sotto controllo.

Sono stati ingaggiati inoltre più di cento poliziotti, sia in uniforme che in borghese, e dopo otto ore di caccia Caleta è stato infine catturato nella zona compresa tra il cantiere navale Brodosplit e il centro commerciale Lidl. Vistosi braccato dagli agenti non ha opposto resistenza.

Ci saranno invece delle conseguenze per le guardie carcerarie alle quali il criminale era sfuggito. Come reso noto in conferenza stampa dalla direttrice del carcere, Ana Svalina, tali guardie sono state sospese dal servizio fino a data da definirsi, ovvero fino a quando non saranno chiariti tutti i dettagli della fuga dell’imputato.

Sull’episodio si èfatto sentire il sindacato delle guardie carcerarie, secondo il quale nelle strutture detentive l’organico è insufficiente e come se non bastasse in generale c’è scarso interessamento verso questi professionisti, che guadagnano uno stipendio di 600 euro mensili. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo