Ricercatori di Milano nelle grotte del Carso per “capire” i protei

il progetto
Dall’Università Statale di Milano a Trieste per approfondire le diversità genetiche tra la popolazione del protei che vivono sempre in grotta e quella che, invece, è composta da esemplari che quando cala il buio si spingono all’esterno per procurarsi del cibo. Nel nostro Paese il proteo si trova esclusivamente nelle provincie di Trieste e Gorizia. Ed è proprio nelle grotte sistemate nell’area a cavallo tra questi due territori che il ricercatore Raul Manetti e la dottoranda Benedetta Barzaghi per quattro giorni – muniti di tutti i permessi che consentono di effettuare delle analisi specifiche su questo piccolo anfibio – hanno raccolto tutte le informazioni necessarie a scoprire nuovi aspetti e caratteristiche dell’abitante più suggestivo del sottosuolo carsico. Il primo contatto con la nostra città è avvenuto attraverso lo Speleovivarium, la realtà museale didattica dedicata alla speleobiologia, alla speleologia ed alla conoscenza della fauna ipogea, gestito dalla Società Adriatica di Speleologia, la stessa realtà che in queste giornate ha fatto da Cicerone a Manetti e Barzaghi.
«Noi conosciamo i punti precisi dove vive il Proteo – racconta Marco Restaino della Sas – e così li abbiamo accompagnati in diverse grotte, facendoli calare in quelle cavità in completa sicurezza». La ricerca dei due giovani della Statale partirà da un’analisi del Dna dei diversi esemplari trovati, esaminando anche il loro aspetto e le abitudini. Da una prima analisi, sembrerebbe che quelli che escono dal sottosuolo presentino una pigmentazione leggermente giallastra, e non biancastra, tendente al rosato come gli altri. Una caratteristica che potrebbe dipendere da diversi fattori, incluso il cibo recuperato all’esterno. È verosimile, insomma, che dalla Statale presto arrivino novità che possano arricchire di ulteriori dettagli e curiosità aspetti di vita di questa specie longeva, che può raggiungere anche i 40 anni di età. Il piccolo anfibio è stato recentemente oggetto di studio anche di un gruppo di ricercatori dell’Università Eötvös Loránd di Budapest, che ha osservato per otto anni diversi protei nella grotta Vruljak 1 in Bosnia: è emerso che il proteo è uno degli animali più “sedentari”. I ricercatori ungheresi hanno visto che la maggior parte dei protei si muoveva con una media di 5 metri l’anno. L’individuo più attivo si è mosso per 38 metri in 230 giorni, il più sedentario è stato trovato nello stesso punto dopo 2.569 giorni, più di 7 anni.—
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