«Richiedenti asilo superiori alle possibilità»

«Trieste ha un numero elevato di richiedenti asilo, superiore alle proprie possibilità. Ciò è causato dal fatto che il sistema dell’accoglienza diffusa, che funziona bene nella nostra città, altrove è bloccato. In altre regioni non c’è un programma, non c’è un progetto». Sono circa 800 i profughi presenti attualmente nel capoluogo, ma il presiedente dell’Ics Gianfranco Schiavone non usa mai la parola emergenza. Schiavone è intervenuto ieri a un incontro pubblico sul tema organizzato nella sede della Casa internazionale delle donne, al quale hanno perso parte anche l’assessore comunale Laura Famulari e l’assessore regionale Gianni Torrenti. Schiavone non ha dubbi: «Le persone che sono ora al Silos sono arrivate da poco – spiega – solo pochi giorni fa siamo riusciti a trovare posto per 125. Ora ne sono giunti di altri. In realtà non sappiamo bene quanti sono effettivamente oggi al Silos – ci tiene a puntualizzare – perché sono arrivati qui da qualche giorno». «Nell’ultima settimana – spiega a margine dell’incontro – sono incrementati, e questa era proprio la settimana in cui abbiamo sistemato quei 125», ripete. «Avevamo trovato moltissimi posti e tutti sono stati accolti, quindi quelli che sono adesso fuori al Silos sono nuovi. Non che questo diminuisca la gravità della situazione». Trieste, conferma proprio il presidente dell’Ics, sta assistendo a un incremento dei flussi. «Obiettivamente vanno trovate nuove strutture, ma non più nell’accoglienza diffusa – chiarisce – è invece necessario un piano di distribuzione in regione che oggi non c’è e anche riprendere i trasferimenti da Trieste. Sono due mesi che siamo fermi su questo. In questa città, così come a Gorizia, si è creata una concertazione e il ministero ne è consapevole». Schiavone, che con la sua organizzazione ha sulle spalle praticamente la gestione intera dei profughi nel capoluogo, non si stanca di ripetere che lo scenario attuale va iscritto «in un cambiamento». Dunque «non è un’emergenza, ma un cambiamento epocale, perché quanto sta accadendo non è affatto una parentesi – sottolinea sollecitato dalle domande di Simonetta Lorigliola, direttrice della rivista “Konrad” – stiamo parlando di milioni di persone che hanno abbandonato i loro Paesi e questo non si arresterà. Sono spostamenti che costringono la nostra società a trovare nuove risposte. Ciò che noi stiamo cercando di fare è gestire questo cambiamento portando più normalità possibile con una rete capace di dare risposte nel lungo periodo. Ricordiamo – conclude – che gli immigrati sono appena lo 0,4% della popolazione e i costi rappresentano lo 0,14% del bilancio dello Stato. Dobbiamo abituarci all’idea che avere dei rifugiati nella nostra società è un fatto normale. Dobbiamo gestire l’inserimento in modo positivo. Purtroppo c’è chi strumentalizza e crea paure, costruendo così la propria fortuna politica».
g.s.
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