Ricovero in ospedale negato a Mladić

LUBIANA Il dibattimento in aula al processo di appello davanti al Tribunale internazionale dell’Aja si è appena concluso, ma l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladić non molla. Prima si è definito innocente e vittima di una macchinazione delle forze Nato che hanno distrutto la Jugoslavia senza rivolgere neanche una parola dipietà o di rammarico per gli 8 mila morti di Srebrenica trucidati dalle sue truppe dopo l’ingresso nella cittadina assediata per settimane e vilmente abbandonata dai Caschi blu (i puffi) dell’Onu. Adesso chiede pietà ai giudici, ma per se stesso, chiedendo il ricovero in ospedale per curare le sue patologie.
Ma il Meccanismo per i tribunali penali internazionali, come riferito dall’agenzia Birn, ha nuovamente rifiutato di inviare il boia di Srebrenica, l’ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladić in ospedale per cure urgenti per ciò che la sua difesa sostiene essere il suo peggioramento delle condizioni mediche. La difesa di Mladić aveva presentato ricorso contro la decisione del tribunale delle Nazioni Unite di non consentirgli di essere trasferito in un ospedale nei Paesi Bassi.
Ma la corte ha detto nella sua decisione, presa il 28 agosto ma resa pubblica solo giovedì, che l'appello della difesa «non giustifica la richiesta di riesame della decisione del tribunale e di ricovero urgente di Mladić». I giudici hanno anche affermato che «la presentazione di richieste ripetitive, compreso di intervenire su questioni che sono già state disposte dalla Camera di appello, non serve gli interessi della giustizia, spreca preziose risorse giudiziarie e può costituire un abuso di processo».
Mladić, che ha 77 anni, ha avuto diversi gravi problemi di salute durante la detenzione nei Paesi Bassi e ha subito due ictus e un infarto. Ha anche subito un'operazione al colon all'inizio di quest'anno.
Il tribunale delle Nazioni Unite lo ha condannato all'ergastolo nel novembre 2017, ritenendolo colpevole di genocidio dei bosniaci di Srebrenica nel 1995, persecuzione dei bosniaci e croati in tutta la Bosnia-Erzegovina, terrorizzando la popolazione di Sarajevo durante l'assedio della città e prendendo i peacekeepers delle Nazioni Unite in ostaggio.
Mladić ha presentato appello contro il verdetto il mese scorso, così come l'accusa dell'Aja, che chiede che sia dichiarato colpevole di genocidio in altri cinque comuni nel 1992.
Il suo avvocato Dragan Ivetić ha affermato durante l'udienza d'appello che i diritti umani di Mladić erano stati violati perché non stava abbastanza bene per seguire il procedimento in modo significativo. Ivetić ha sostenuto che Mladic ha «capacità ridotte ed è incapace di prendere parte al processo». Ma il suo intervento finale nell’udienza di appello ha dato un’impressione del tutto contraria. L’ex generale infatti non ha esitato ad attaccare puntualmente il procuratore generale sostendo, come detto, la sua innocenza e l’oramai trita e ritrita tesi del complotto occidentale.
Il verdetto finale nel caso Mladic è previsto per il prossimo anno. —
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