Sulla riforma dei porti scatta l’altolà bipartisan del Consiglio Fvg: «Rispettare l’autonomia»
Maggioranza e opposizione unanimi, mozione congiunta sui pericoli della norma presentata dal ministero: «Vanno salvaguardate le competenze delle Authority»

«Evitare che Porti d’Italia spa acquisisca competenze attualmente in capo alle Autorità di sistema portuale, salvaguardando le loro esigenze di agibilità operativa e gestionale». Sta in poche righe il succo della mozione congiunta che, dopo lunghe trattative, maggioranza e opposizione hanno votato all’unanimità in Consiglio regionale, bocciando di fatto la riforma dei porti presentata dal ministero dei Trasporti. Si tratta del primo caso del genere in Italia e, se il pericolo di una perdita d’autonomia era stato sollevato in modo prevedibile dal centrosinistra, a fare notizia è la presa di posizione del centrodestra, che dal Friuli Venezia Giulia azzoppa il senso della norma con cui il ministro Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi puntano a creare una società pubblica cui affidare le funzioni più rilevanti oggi svolte dalle Autorità portuali.
I lavori in Consiglio regionale partono dalla mozione presentata dal Pd per chiedere al presidente Massimiliano Fedriga di attivarsi a Roma al fine di scongiurare l’accentramento delle competenze in capo alle Adsp. Il testo sembrava destinato a una scontata bocciatura, ma scopre i malumori che serpeggiano nel centrodestra regionale, dove si racconta dell’aperto sfavore di Fratelli d’Italia e delle perplessità di Fedriga, nonostante il ddl Salvini-Rixi porti il timbro della Lega.
Sul testo del Pd inizia la mediazione politica. La seconda versione della mozione stempera le asperità, eliminando i riferimenti al «depauperamento delle risorse economiche e umane», alla sottrazione di competenze e alla «pesante riduzione dell’autonomia finanziaria». La richiesta finale al governatore è di impegnarsi sulla salvaguardia del «ruolo decisionale delle Autorità portuali, valorizzando il contributo delle specificità territoriali». Parole piuttosto generiche, ma qui arriva il colpo di scena.
La nuova stesura della mozione viene distribuita ai consiglieri, ma i lavori vengono di nuovo sospesi e i capigruppo riprendono a lavorare sul testo. Le premesse della mozione sono interamente cancellate per facilitare la mediazione e ci si concentra sulle conclusioni, dove compaiono poche parole aggiuntive che impallinano la riforma, laddove si chiede di «evitare che Porti d’Italia spa acquisisca competenze attualmente in capo alle Adsp». Una frase che demolisce l’intero impianto della riforma Salvini-Rixi. E che compare dopo il confronto finale tra l’assessore alle Infrastrutture Cristina Amirante (FdI) e il governatore leghista Fedriga, che dà il via libera alla versione finale.
Il Consiglio vota all’unanimità. Amirante annota che la mozione «difende l’autonomia dell’Adsp, lo scalo di Trieste e l’intero sistema portuale, che presentano caratteristiche di assoluta unicità nel contesto nazionale». Per il gruppo Pd, «la posizione bipartisan è un risultato politico rilevante sulla necessità del mantenimento dell’autonomia, che Porti d’Italia spa di fatto cancellerebbe, con il rischio di trasferire a Roma più di 20 milioni annui e di perdere personale». Con una nota, la deputata Pd dalla deputata Pd Debora Serracchiani richiama il «precedente importante a livello nazionale: ci aspettiamo che Salvini e Rixi ne prendano atto e che Fedriga lavori per indurre il governo a fermarsi».
Il leghista Calligaris parla di «atto politico forte: non si tratta di dire no a una riforma, ma di governarla ponendo condizioni precise: abbiamo ribadito la necessità di coniugare una regia strategica nazionale, con il mantenimento dell’autonomia». FdI sottolinea con Claudio Giacomelli «la posizione sull’autonomia del nostro territorio e del nostro porto». La cinquestelle Rosaria Capozzi ritiene infine che «Porti d’Italia profila un accentramento che rischia di ridurre autonomia, capacità decisionale e rapidità di intervento».
A margine di un convegno il presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo cerca un equilibrio: «La riforma deve ancora essere incardinata in commissione Trasporti e ci sarà tempo di analizzare le questioni. La politica dovrà saper dare uniformità e garantire le autonomie, come hanno d’altra parte già detto il ministro Salvini e dal viceministro Rixi». —
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